Come As You Are – Nirvana

Cari Studenti

Nelle scorse settimane ho ricevuto molte richieste di lezione sui “signori del grunge” e per quanto il mio gusto personale vada in altre direzioni accondiscendo volentieri alle vostre proposte, e devo riconoscere che gusto personale e valore artistico non sempre vanno di pari passo ed i Nirvana sono, indiscutibilmente, da indicare come uno dei gruppi più importanti nella storia della musica moderna per la profonda influenza che hanno instillato nelle generazioni di musicisti che, dagli anni ’90 in poi, hanno calcato le scene.

Il brano che ho scelto è “ Come As You Are ” secondo estratto dell’ album Nevermind del 1991, album che ha decretato il successo mondiale della band Statunitense con il brano “Smells Like Teen Spirits”. Nel kit per la stampa di Kurt Cobain disse che “Come as You Are” è “una canzone d’amore vecchio stile che viene giù in un’armonia di tre parti” (testi tratti da “Just an Old-Fashioned Love Song” di Paul Williams). Il verso principale della canzone è “And I swear that I don’t have a gun” (“E giuro di non avere una pistola”), con cui Cobain voleva intendere di “non avere nessuno da cui nascondersi”. Lo stesso Cobain, famoso per inserire messaggi più o meno indiretti nei suoi testi, sembra piuttosto voler spingere l’ascoltatore-fan ad interpretare il testo piuttosto che limitarsi a cantarlo passivamente. Dopo la morte dell’autore i media rivolsero l’attenzione a questo verso e ad altri versi delle canzoni di Nevermind in cui si menzionavano armi da fuoco, benché, essendo l’album stato registrato tre anni prima della scomparsa del cantante, l’analogia del verso con la fine del frontman sia stato considerato una mera coincidenza. Ovviamente un intero ed enorme capitolo andrebbe aperto su Kurt Cobain, sulla sua figura carismatica, sul suo pensiero filosofico e sulla sua tragica fine, ma il nostro scopo didattico è quello di insegnarvi una parte di chitarra e di darvi alcune informazioni sul brano mentre per il resto vi lascio al giornalismo “impegnato”.

Il brano, chitarristicamente parlando, è molto semplice e rappresenta un ottimo veicolo didattico per i principianti che potranno esercitarsi in un intro facile ed orecchiabile seguito da una parte in “strumming” senza particolari problematiche. La videolezione, in fullHD, è semplice ed è tenuta da una delle mie insegnanti preferite Jen Trani.

Buon lavoro

 

Baryonyx – Band Emergenti

Cari amici

Oggi torniamo ad occuparci, dopo un periodo di assenza, di Band Emergenti; in questo appuntamento ascolteremo i “Baryonyx” band pop punk livornese.

I Baryonyx sono un gruppo livornese pop-punk formato da Matteo Ceccarini voce, Antonio Morelli chitarra, Alessio Luchetta batteria.
L’idea della band nasce nel 2007 quando Matteo e Antonio decidono di scrivere i primi brani, anche se il gruppo vero e proprio prende corpo alla fine dell’anno quando si aggrega Alessio. I tre cominciano a fare le prime esibizioni durante l’estate 2008 riscuotendo un inaspettato consenso da parte del pubblico riuscendo inoltre ad arrivare alle fasi finali del Festival Regionale d’Autore di Santa Maria a Monte. Il 20 Dicembre quindi tentano coraggiosamente di creare un concerto totalmente proprio. Prende vita così “Baryonyx in concerto” presso il Teatro Salesiani (Livorno) vedendo un gradito ritorno da parte del pubblico. Si aggrega di li a poco Nicola al basso. Di qui in poi i Baryonyx hanno cominciato a fare molti concerti tra locali e feste private; a livello cittadino hanno partecipato al Salesiani Rock City e all’evento benefico “Livornesi per l’Abruzzo”. Nel frattempo registrano l’album a produzione indipendente “Black Out”.

Dai primi mesi del 2010 i Baryonyx si sono legati all’etichetta discografica indipendente “Play Music Production & Record Company” di Giampaolo Pasquile, ed hanno pubblicato il singolo Pensieri, scaricabile da negozi online come iTunes ed Amazon. Iniziano le prime interviste in radio e infine la sorpresa che lascia tutti a bocca aperta arriva l’8 febbraio 2011: negli Stati Uniti, precisamente a Baltimora, esce la compilation “Vs The World Vol 9″ (contro il degrado ambientale) prodotto dalla QuickStar Production in collaborazione con la Distrophonix, in cui i Baryonyx vengono inseriti alla posizione 14 con il singolo “Everything You Can See From The Space”. La compilation come nei volumi seguenti viene diffusa in rete,nei negozi e sulle piccole radio,anche dei college statunitensi.
Sul web la band venne inserita il 16 Febbraio 2010 nella prima compilation Rockol Mixtape sempre con la canzone Everything You Can See From The Space; inoltre la band è rimasta in top 10 nella classifica di gruppiemergenti.net come migliori artisti della settimana per 5 settimane; i Baryonyxhanno passato il primo turno di selezione del contest di Ligabue ”Suona una canzone a Campovolo” arrivando in posizione 77 su quasi mille gruppi. Attualmente la band in fase di incisione tentando un genere musicale poco conosciuto quale lo Space-Rock: il singolo Everything You Can See From The Space ne è un esempio.

Personalmente trovo che i brani proposti presentino degli spunti molto interessanti e dei testi convincenti ma è sul singolo “Everything You Can See From The Space” che vorrei spendere due parole in più.

“Everything You Can See From The Space” è un brano molto interessante che propone delle belle atmosfere elettroniche primi anni ’80 contaminate da una discreta parte di chitarra queste caratteristiche mi ricordano molto la band francese “Rockets”, il brano si discosta in maniera netta dalle precedenti produzioni e incoraggerei  la band a proseguire in quella direzione. L’unica pecca è (giudizio opinabile) nella fase di produzione dove mixaggio e arrangiamento dovevano essere gestiti con un po più di attenzione va altresì detto che i Baryonyx sono una band giovane e le piccole accortezze in produzione vengono con il tempo e magari con un contratto discografico dove persone esperte possono consigliarli al meglio.

Vi lascio in compagnia del video di ”Everything You Can See From The Space”.

In a Gadda Da Vida – Iron Butterfly

Cari Amici 

Ancora una volta andiamo ad esaminare uno dei grandi classici del Rock anni ’60. “In a Gadda Da Vida” degli Iron Butterfly è uno dei brani più conosciuti ed amati di tutti i tempi ed il suo Riff ossessivo, orecchiabile e riconoscibilissimo è senza ombra di dubbio alla base del successo del brano e della stessa band.

Erik Brann, chitarrista e compositore degli Iron Butterfly è la mente che, a soli 17 anni, ha ideato il Riff mentre l’ organista Doug Ingle è responsabile della struttura del brano e del testo. Ascoltando In a Gadda Da Vida se ne trae una prima impressione di semplicità e ripetitività per via del ripetersi incessante del riff e del testo anch’ esso ripetuto incessantemente e composto di 2 sole strofe.

Il brano originale contenuto nell’ omonimo album dura ben 17 minuti ed ascoltandolo con attenzione si nota che la ripetitività del brano nasconde una struttura musicale che verrà usata in seguito con grande successo da molti artisti, infatti il Riff viene anche utilizzato come base per gli assolo di organo di chitarra che, in seguito, si dissolvono per dare spazio ad un “drum solo” (uno dei primi ad essere registrati nell’ambito musica rock) dalle atmosfere tribali. Dopodiché vi è un assolo polifonico di organo. Infine ci sono degli interludi in tempo tagliato e una reprise con la parte cantata. questa struttura permette agli artisti della band di cimentarsi nel loro strumento su una base fissa e ripetuta.

La valenza di In a Gadda Da Vida dal punto di vista didattico è multiforme infatti esercitarsi sul riff è un ottimo esercizio per la mano sinistra ed un chitarrista di livello base può imparare velocemente il riff con grande soddisfazione mentre la struttura del brano è un ottima base per uno studente avanzato come esercizio per i Solo.

La videolezione proposta è di primissima qualità con multiple inquadrature percui non mi rimane che augurarvi

Buono studio e buon divertimento

Whatever You Want – Status Quo

Cari studenti

Il brano di oggi è l’ ennesimo classico del rock anni ’70, anche se con una piccola peculiarità che lo distingue dagli altri classici visto che è il brano rock più “ballato”. Questa peculiarità può suonar strana alle orecchie dei più ma la motivazione è, storicamente e socialmente, di facile comprensione. Parliamo infatti di “Whatever You Want” dei britannici Status Quo, brano che vede la luce nel 1979 uno degli anni di maggiore influenza della DiscoMusic, influenza che contamina non solo i nostri Status Quo ma anche mostri sacri del rock come i Queen, i Pink Floyd ed i Kiss ed arriva a contaminare anche un genere come il Punk.

Da qui parte il percorso compositivo di Rick Parfitt (chitarra) e soci che cercano un riff rock, distorto, orecchiabile e di alto impatto ritmico; inutile dire che ci riescono alla grande con ”Whatever You Want” che sbanca le classifiche mondiali ed imperversa nelle discoteche. Tra i brani simbolo della rock music di ogni tempo, Whatever You Want si rivela un pezzo semplice ed essenziale ma nel contempo versatile e di elevato valore compositivo. È soprattutto l’attacco in crescendo ad attirare il compiacimento della critica e, addirittura, vista la bellezza dei riff di chitarra, molti tra gli addetti ai lavori si spingono a definire l’apertura del singolo come la migliore che sia stata mai composta ed incisa per un pezzo rock. Ovviamente io non mi spingerò a tanto visto che le mie preferenze musicali sono altre però devo comunque (e a testa china) riconoscerne ogni merito. Il merito maggiore che vado a riconoscere al brano è sicuramente la sua valenza didattica vista la varietà compositiva che lo caratterizza. Riffs, Arpeggio, Solo, ed una ritmica devastante sono quello che possiamo trovare in Whatever You Want con in più la grande capacità degli Status Quo di far sembrare semplice un brano che non lo è. Vi invito tutti a studiare il brano perchè ogni parte che lo compone è sicuramente un arricchimento del bagaglio musicale e culturale che ogni chitarrista degno deve avere.

Ovviamente gli Status Quo non sono solo Whatever you want visto che all’ attivo hanno qualcosa come 120 milioni di dischi venduti (!) e vi invito a leggere la sezione Biografia per farvi un’ idea di quel che vuol dire essere una band storica e di grandissimo successo.

Veniamo alla videolezione, ho scelto di proporre in apertura un video dello stesso Parfitt il quale esegue proprio a scopo didattico il brano e di seguito un approfondimento sull’ arpeggio di apertura. Potrete concludere l’ apprendimento con l’ausilio delle tablature guardando come base per le posizioni il video di Parfitt.

Buon Lavoro

 

Wherever You Will Go – The Calling

Cari studenti

Il brano di oggi è “Wherever you will go” dei The Calling, band statunitense che definire “meteorica” sarebbe quasi riduttivo, infatti la loro carriera dura solo 4 anni con 2 soli album all’ attivo e 3 cambi di componenti. La breve durata della band non sminuisce comunque il brano che prendiamo in esame oggi che è comunque giunto in cima alle classifiche di tutto il mondo ed è ancora oggi uno dei brani più gettonati dai “chitarristi da falò” dell emisfero boreale.

Wherever you will go è  un’ ottima canzone d’ amore dal gusto malinconico dove possiamo facilmente riconoscere le influenze che hanno caratterizzato lo stile musicale dei The Calling, i quali hanno sempre avuto nei Pearl Jam il loro faro ispiratore. Aaron Kamin chitarrista, compositore e vera mente della band scrisse il testo prendendo a spunto la morte del cugino, sposato per più di 50 anni, ed immedesimandosi nei panni della moglie che ha perduto la figura di riferimento di tutta una vita. Ovviamente le logiche di mercato hanno poi trasformato questo pensiero profondo e struggente in un più banale senso di vuoto dopo un tradimento.

 

Didatticamente il brano è interessante, per i neofiti, per il cambio di basso nell’ arpeggio iniziale. Un ottimo esercizio sia tecnico che interpretativo e vi consiglio di studiarlo magari cantando per darvi anche un metro di tempo corretto. La Videolezione è della migliore qualità come sempre accade quando scelgo gli amici brasiliani di CifraClub.

Buon Lavoro

‪Rock and Roll Hoochie Koo‬ – Rick Derringer (Jimmy Wood)

Cari Amici

Oggi non presentiamo solo un brano ma presentiamo anche un nuovo insegnante EGL. E’ infatti attivo da oggi anche James (Jimmy) Wood, esperto chitarrista statunitense dal lungo curricola musicale e dall’ immenso repertorio. Proprio il suo bagaglio culturale è al centro del nostro interesse visto che Jimmy conosce molto bene il repertorio degli anni ’60 e ’70 americano. Quel ventennio è stato sicuramente il più produttivo ed innovativo nella storia della musica moderna, anche se, in Italia, quel grande momento storico-culturale d’ oltreoceano è arrivato solo in maniera parziale e frammentaria. Per molti motivi , tra cui il primario fu che anche in Italia in quegli anni stavamo vivendo un momento magico, sia per il cantautorato che per il rock vero e proprio, alcuni autori sono stati ignorati e sottovalutati. Basti pensare che Rick Derringer (chitarrista, cantante ed autore), di cui oggi studieremo un brano, a soli 17 anni arrivo al secondo posto nella Top Chart americana dietro ad un gruppetto (-ironia-) dal nome buffo che tradotto significa “Scarafaggi” ed un brano ignoto dal titolo “YESTERDAY”. Le ovvie premesse per esportare nel nostro paese il genio di questo ragazzino c’erano tutte ma inspiegabilmente venne quasi completamente ignorato dalla critica e dal pubblico.

Il brano che andremo a studiare oggi è la famosissima “‪Rock and Roll Hoochie Koo” che Rick Derringer registrò assieme a Johny Winter nel 1970 e ripropose poi in versione solistica nel 1973.

‪Rock and Roll Hoochie Koo ebbe un buon successo di pubblico ma lo andiamo a studiare per la sua struttura molto interessante e per la sua estrema musicalità che coniuga in maniera molto vivace le prerogative del Rock and Roll tipiche di Rick e la vena blues di Winter.

Veniamo alla Videolezione dove troviamo l’unica piccola nota dolente di avere un insegnante statunitense ed è la lingua dato che tutto il parlato del video è chiaramente in inglese,  come per tutte le altre lezioni, la lingua non è un vero impedimento percui se non capite il parlato guardate le mani di Jimmy. Anche per la qualità video non possiamo proporre l’ alta definizione come facciamo di solito nelle produzioni EGL, il video è comunque di qualità e la mancanza dell HD non limiterà certo la vostra voglia di imparare un pezzo di peso come quello proposto.

Buon Lavoro

 

City Zen Keys – Band Emergenti

Cari amici

Oggi torniamo ad occuparci, come di consueto, di Band Emergenti; oggi è il momento dei “City Zen Keys” band Alternative Rock di Assisi (Pg).

I City Zen Keys nascono nel gennaio 2010 da un’idea di Mirko Buono, che riesce ad unire in un unico progetto musicisti di diverse esperienze (VoxandTrouble,Rock Axe, Human Cluster). Il nome del gruppo è un chiaro omaggio al Citizen Kane (Quarto Potere) diretto da Orson Welles. Da Citizen (cittadino) a City Zen (città zen), ed il gioco è fatto. Custodi delle chiavi della città zen, e possessori di un sound vario, “aperto”, dalle vaste capacità armoniche, senza dimenticare la raffinatezza e l’immediatezza, doti necessarie per una crescita veloce. L’utilizzo della lingua italiana nella composizione dei testi crea un’ottima commistione di sound internazionale ed attenzione verso il significato ed il carattere del cantato. Nel corso del 2010 i City Zen Keys hanno vinto lo Spring Hoff-Rock 2010 e il Rock Age 2010. Nel 2011 sono finalisti delle selezioni per Italia Wave Love Festival, finalisti delle selezioni centro/sud per Rock Targato italia 2011, e finalisti dello Stargate Music Festival 2011. Collaborano al progetto diversi musicisti come Nicola Freddi (MrFantasy), Alessandro Giampaoli (Niagara – 900), Fausto Perticoni (Liga + – Diana), Pierluigi Borsellini (Gpu), Francesco Ippoliti (British Night).

Nel 2011 la band ha pubblicato il suo primo album con l’ etichetta VideoRadio. Come sempre VideoRadio ha dimostrato di avere un occhio attento nella scelta delle band da pubblicare e per l’ ennesima volta si dimostra una delle poche etichette italiane con il coraggio di pubblicare band emergenti e vorrei ringraziare nuovamente Beppe Aleo per il suo incalcolabile contributo alla crescita ed allo sviluppo della musica italiana

L’ album dal titolo “City Zen Keys” è un disco di otto brani, otto storie che prendono spunto dalla vita di tutti i giorni, cantati in italiano, ma dalla chiara influenza d’oltremanica come sound. Grande attenzione per le dinamiche ritmiche ed espressive, una ricerca armonica “aperta”, cambi piano/forte che caratterizzano l’intero lavoro. Raccontare il mondo che li circonda, questo l’obiettivo dei City Zen Keys.

Gli stessi Componenti della band così descrivono il loro lavoro:

“Generalmente per questo lavoro abbiamo cercato ispirazione dalle storie della vita di tutti i giorni, dagli stati d’animo, da ciò che succede sia nelle belle che nelle brutte giornate, cercando di guardare il mondo in cui viviamo e chiedendoci dove sta andando, raccontandolo a modo nostro. Inizialmente, i primi testi erano stati scritti e registrati in Inglese.

Riascoltando la registrazione, c’ era qualcosa che non ci convinceva, quindi abbiamo tradotto i testi e registrato di nuovo. Quando ci siamo resi conto che i brani erano migliorati, abbiamo deciso di

continuare a scrivere in Italiano. Percepiamo nella musica attuale una generale carenza di dinamica e di soluzioni armoniche aperte: non tanto nelle melodie vocali, quanto nelle parti strumentali. Sia chiaro, non è una critica verso nessuno, sono scelte artistiche. Noi, in questo primo album, allarghiamo le armonie e lavoriamo sulle dinamiche Piano/Forte. Questa soluzione la utilizziamo soprattutto nel cambio da strofa a ritornello. Essere originali non è semplicissimo. Cerchiamo di fare il massimo. Qualche volta ci riesce, qualche volta no. Non guardiamo le similitudini con altri artisti. Con tutta la musica che c’ è al mondo, diventeremmo pazzi. II Brani sono stati composti in modo istintivo partendo dall’idea di qualcuno e suonandola tutti insieme. Piano piano cerchiamo di comporre tutto, e quando tutto era abbastanza definito nelle sue parti e nella struttura, è stato scritto il testo.”

Personalmente ho trovato le otto tracce dell’ album molto interessanti. Testi convincenti ed un bel sound che arricchiranno sicuramente la vostra cultura musicale.

Vi saluto invitandovi a guardare il primo video ufficiale dei City Zen Keys per farvi un’ idea del loro lavoro e delle belle idee che ci sono alle spalle.

E’ morta Etta James

Cari amici
L’ ennesimo lutto nel mondo della musica questa volta mi ha colpito come un gancio sinistro al fegato, non solo per la scomparsa di una grande interprete ma per l’affetto che mi lega ai brani di Etta James e per le tante emozioni che la sua voce ha saputo regalarmi negli anni.

 

Se ne è andata a pochi giorni del suo 74esimo compleanno, il 25 gennaio. Etta James, una delle più grandi voci della musica nera, interprete di soul, rhythm ‘n’ blues e jazz è morta. Malata di leucemia ( la prima diagnosi era arrivata all’inizio del 2011), era ricoverata in un ospedale californiano. La sua vita era stata difficile fin dall’inizio: nata a Los Angeles, figlia di una madre di colore e di un padre bianco che abbandonato la donna, aveva sentito forte il peso della propria diversità.

LA CARRIERA – La sua carriera è cominciata quando era ancora adolescente. Nel 1950 la madre si era trasferita a San Francisco dove, a 14 anni, Johnny Otis grazie al quale forma un trio con altre due ragazze , «The Creolettes». Per singolare coincidenza, Johnny Otis, leggendario conduttore di una band che tra le prime ha reso il R&B popolare tra i bianchi («Willie and the Hand Jive»), è morto soltanto poche ora prima, anche lui in California, all’età di 90 anni. Ma la vera svolta della carriera di Etta James è arrivata a Chicago, appunto con Chess che ne intuisce l’enorme talento. Si tratta soltanto di scrivere la canzone che le calza a pennello e accade quasi subito. Nel 1961 la Chess Records pubblica il 45 giri di At Last, un blues lento, con l’aggiunta del tocco classico degli archi. Il successo è clamoroso e la voce profonda e potente di Etta conquista gli ascoltatori, non soltanto nel pubblico di colore. Un altro brano che diventerà famosissimo è Tell Mama (1968) , tradotto in diverse lingue (in Italia ebbe una versione dei “Ribelli”) e interpretato da numerosi artisti. Altri classic sono stati I’d Rather Go Blind e la sua interpretazione di Something’s Got a Hold On Me.

UNA VITA DIFFICILE – Alcol e droghe l’hanno più volte messa a rischio, sia per la salute sia con la legge. Spirito ribelle, carattere inquieto e difficile, la sua storia fa da filo conduttore (insieme a quelle di altri artisti) del film Cadillac Records del 2008 sulla casa discografica Chess che la lanciò assieme ad altri grandi della musica nera come Muddy Waters. nel film Etta James era interpretata da Beyoncè. E’ stato, quello, l’inizio di una carriera ricca di successi, come testimoniano 4 Grammy Award, 17 Blues Music Awards. Ha saputo interpretare la musica nera mantenenendo un’impronta originale e arrivando a contaminare stili differenti. E si capisce perché sia stata acciolta in diverse Hall of Fame: la Rock & Roll Hall of Fame nel 1993, la Blues Hall of Fame nel 2001 e la Grammy Hall of Fame nel 1999.

L’ULTIMO ALBUM – Negli anni recenti Etta ha continuato a esibirsi in concerto e a incidere album L’ultima apparizione televisiva è stata nell’aprile 2009 allla vesione Usa del programma «Dancing with the Stars» cantando propio il suo primo immortale hit, At Last. A dimostrazione che si trattava di un’artista ancora in grado di reggere la concorrenza delle interpreti più giovani, nel maggio dello stesso anno è stata nominata «Soul/Blues Female Artist of the Year» dalla Blues Foundation per la nona volta in carriera . L’ultimo album, The Dreamer, è uscito meno lo scorso novembre e Etta, ormai molto malata, ha pubblicamente annunciato che sarebbe stato l’ultimo omaggio della sua vita d’artista al pubblico. Un addio in musica che ha avuto tra l’altro, critiche molto positive e ottimo successo di vendita. Ora che Etta non c’è più la sua voce, il suo carisma, mancheranno a tutti quanti hanno amato la sua musica.

Voglio lasciarvi con due tra i suoi più famosi brani, “It’s a man’s world” e l’ immensa “I’d Rather go blind” del 1968 ed in assoluto uno dei miei brani preferiti.

 


 

Rest in peace Etta!

Knights of Cydonia – Muse

 

Cari studenti

La lezione di oggi è un bel concentrato di tecnica chitarristica, groove e nuove tendenze musicali. Parliamo infatti del brano “Knights of Cydonia” dei Muse.

I Muse sono una delle band rivelazione del nuovo millennio capaci di unire uno stile musicale iper eclettico a dei testi che spaziano dagli ufo alla politica passando per religione e guerra. Il successo per loro non è certo stato immediato e semplice però una volta raggiunte le grandi platee sono esplosi come una supernova nel firmamento della musica mondiale vendendo più di 20 milioni di dischi e piazzandosi di forza nelle chart di Rolling Stones. Il brano Knights of Cydonia, dal canto suo, oltre ad essere uno dei pezzi più amati dai fan è stato anche insignito di molti riconoscimenti tra cui quello che probabilmente ci interessa di più e cioè “miglior Riff di chitarra del decennio 2000-2010″. Le premesse perchè la lezione proposta sia una chicca nel vostro repertorio ci sono tutte e vorrei vederne almeno una nel dettaglio. Uno dei prerequisiti per un corretto apprendimento del brano è sicuramente la conoscenza della tecnica di “Tremolo Picking” o Speed Picking. Padroneggiare il Tremolo picking vi permetterà inoltre di addentrarvi in molti brani con maggior sicurezza percui vi invito a guardare la lezione presente nella sezione teoria-tecniche chitarristiche o più semplicemente accedendovi da questo iperlink  Tremolo Picking.

La Video lezione è comprensiva di tablature, chiara ed anche se non in alta definizione comunque facile da apprendere percui vi auguro un

Buono studio

Hyde Experiment – Band Emergenti

Cari Amici

Riprendiamo la nostra sezione dedicata alle band emergenti con i vicentini “Hyde Experiment” grazie all’ interessamento della loro etichetta Metal Mammut.

 Gli Hyde Experiment nascono nel 2008 e si dedicano da subito ad una portentosa combinazione di grindcore e progressive metal à la Opeth arricchito con quella violenza sonora che proprio la band capitanata da Akerfeldt sembra aver smarrito in favore d’un sound più seventhies e meno scandinavo.
Attualmente gli Hyde Experiment vantano all’ attivo un EP di 34 minuti contenente ben quattro brani (registrati in modo assolutamente professionale) che non sfigurerebbero affatto sugli scaffali dei più quotati negozi musicali e pubblicato dall’ indipendente Metal Mammut.
Hyde EP è, infatti, un concentrato di bravura e passione, colmo sì di virtuosismi musicali e cambi ritmici complessi ed estetizzanti, ma composti non per essere stucchevoli, quanto per risultare funzionali rispetto all’intero impianto melodico delle quattro mini – suite di cui è composto lo stesso lavoro.
Ogni elemento, dal convincente growl di Nicola Traversa e dalle sue chitarre alle atmosfere malinconiche orchestrate da Chiara Giacon per non parlare della sezione ritmica capitanata dall’irruenza di Daniele Ferraro e Federico Saggin, sembra confermare la sensazione che gli Hyde Experiment possano raggiungere palcoscenici importanti ed un bel seguito di pubblico.

Alcuni dei passaggi musicali sembrano vagamente forzati, alcune delle scelte stilistiche spesso danno un impressione distonica ma nel complesso la loro è buona musica con idee accattivanti ed un sound poderoso. Bisogna poi considerare che la band è giovane ed ha ampio spazio per ulteriori miglioramenti prendiamo ad esempio “Bereft Of Reason” prima traccia dell’ EP: ci troviamo subito di fronte ad una colata di cemento in puro stile death, batteria iperveloce e tecnica, growl pesantissimo e riff solidi quanto mattoni. Verso la metà siamo accolti dalla voce pulita del cantante, seguita da un arpeggio molto suggestivo, per poi ritornare dopo non molto verso la brutalità e rialternarsi di nuovo. Le alternanze sono  molte, gli stacchi death/tranquillità abbondano, ma l’alternanza non è molto armonizzata e fa risultare gli stacchi un po’ troppo “crudi” complicando non poco un primo ascolto. Gli assoli sono affilati e i ritornelli sfornano anche una buona melodia. Il materiale di base c’è ed è di qualità e sono convinto che riusciranno ad emergere anche nel difficile panorama musicale nazionale. Gli Hyde  Experiment purtroppo hanno dedicato poca attenzione al lato internet e multimedialità i video reperibili su Youtube (adesso anche nel nostro Canale YouTube) sono pochi e la pagina internet è una semplice landing page, una breve menzione vorrei invece spenderla per la pagina MySpace che risulta semplice ma accattivante con molte belle arts.

Metal Mammut ha messo a disposizione anche una delle tracce in download gratuito

“Bereft of Reason”

EGL-Shop
Il Carrello è Vuoto
Visit The Shop
Novità
Random guitar rhythm
Count per Day
  • 156813Total reads:
  • 467Reads today:
  • 3409Reads last week:
  • 8325Reads per month:
  • 90436Total visitors:
  • 151Visitors per day:
  • 8Visitors currently online:
Top Downloads
Clicca e Ascolta Scream Radio

A add9


EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRomanianRussianSpanish
Cerca
Electric Guitar Learn

Advanced Training (20)
Band Emergenti (4)
Bass Lesson (49)
Beginners Training (50)
Blues (19)
Country (1)
Download (5)
Eventi e Concerti (5)
Hard Rock (21)
Intermediate Training (62)
Metal (21)
No Category (11)
Pop (12)
Punk (8)
Rock (55)
Rock 'n Roll (6)
Rythm (35)
Scales (2)
Style (2)
Uncategorized (2)

WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

Active Categories