Archive for the ‘Style’ Category

November Rain – Guns n Roses

Cari Studenti

Riprendiamo le lezioni con una vostra gradita richiesta, la ballad “November Rain” dei Guns n Roses. Questo brano è oramai un vero classico del rock ed ha conquistato negli anni una posizione di grande rilievo sia nella discografia dei G’N'R che nella storia della musica dove gli viene riconosciuto un posto preminente tra i migliori brani rock di tutti i tempi, il record di “Solo” più lungo per un brano nella Top 10 americana, il record, per 3 anni (!) come video più richiesto ad MTV ed è al numero 6 nella lista dei “100 migliori assoli di chitarra”.

Tutte le vendite ed i riconoscimenti sono, in realtà, una gratificazione personale per Axl Rose ed uno schiaffo morale al resto della band. La Biografia ufficiale della band racconta, infatti, che Axl lavorava al brano da tempo immemore (1983). A quei tempi ancora i G’N'R ancora non esistevano ed Axl lavorava con il co-fondatore e chitarrista dei futuri G’N'R Tracii Guns ad un progetto chiamato L.A. GUNS e, nei ritagli di tempo, lavorava a November Rain con una dedizione quasi maniacale per renderla (parole sue) “Una Canzone che affascinerà veramente il pubblico”. Passano gli anni ed il brano non è mai pronto… si sciolgono gli L.A Guns, nascono i Guns n Roses, cambiano tutti i membri della band, arriva il successo mondiale ed ancora il brano è incompleto a detta di Axl, poi arriva finalmente il momento in cui il brano è perfetto e li cominciano anche i problemi.

Slash e McKagan non amano il brano a detta loro troppo soft e si rifiutano inizialmente di collaborare alla produzione del brano. Dopo lunghe, e pare infuocate, discussioni Axl la spunta e, finalmente, uno dei loro capolavori vede la luce. Era il 1991, i fan di tutto il mondo ringraziano, purtroppo a detta di molti la feroce discussione fu alla base del futuro scioglimento della band.

Didatticamente il brano è interessante sia per i Solo che per la parte ritmica. Entrambi caratterizzano la parte di chitarra dando più o meno spazio allo strumento a seconda del “momento” e dell’ “enfasi”, il geniale connubio tra piano e chitarra rendono la gestazione, lunga 8 anni, un lungo lasso di tempo ben speso.

California Dreamin’ – The Mamas And The Papas

Cari studenti

Riprendiamo la nostra normale programmazione delle lezioni con un classicone degli anni ’60 divenuto uno dei brani simbolo di quegli anni parliamo di ” California Dreamin’ ” della band The Mamas And The Papas. Il brano venne scritto nel 1963 ma venne pubblicato solo nel 1965 per volontà di Lou Adler, il proprietario della famosissima Dunhill Records.

Inizialmente sembrò che la scommessa di Lou fosse stata un flop clamoroso dato che per quasi un anno ” California Dreamin’ ” venne ignorato dal pubblico e dalle radio nazionali. La svolta avvenne nel 1966 quando una radio (di Boston) a diffusione nazionale decise di mandarla in programmazione aprendole così la strada per il grande pubblico. La scelta venne premiata mandando il brano in top charts per 17 settimane e rendendolo un vero e proprio successo immortale. La melodia del brano e le atmosfere sognanti ed evocative di viaggi e di libertà hanno fatto si che “California Dreamin’ ” venisse scelta come colonna sonora di una infinità di film, telefilm e cartoni animati. Un altro motivo di grande successo fu la semplice presenza di Michelle Gilliam Phillips, vocalist e moglie di John Phillips, la quale divenne in pochissimo tempo una vera e propria icona di bellezza degli anni ’60 e se non mi credete vi invito a leggere la sezione Biografia o a guardare il video.

La scelta didattica fatta nel proporvi questo brano è per mostrarvi la semplicità e la melodica naturalezza che contraddistingue “California Dreamin’ ” qualità che l’hanno resa una delle canzoni più coverizzate in altre lingue a cominciare dalla versione italianissima dei Dik Dik (Sognando la California scritta da Mogol nel 1966).

Inserirò, per rendere ancora più fruibile la lezione, anche i testi ed il video della versione italiana.

La videolezione anche se non di ottima qualità video è comunque di ottima qualità didattica. Semplice, chiara ed esaustiva permetterà a chiunque di padroneggiare il brano in pochissimo tempo.

Buon Lavoro

Come As You Are – Nirvana

Cari Studenti

Nelle scorse settimane ho ricevuto molte richieste di lezione sui “signori del grunge” e per quanto il mio gusto personale vada in altre direzioni accondiscendo volentieri alle vostre proposte, e devo riconoscere che gusto personale e valore artistico non sempre vanno di pari passo ed i Nirvana sono, indiscutibilmente, da indicare come uno dei gruppi più importanti nella storia della musica moderna per la profonda influenza che hanno instillato nelle generazioni di musicisti che, dagli anni ’90 in poi, hanno calcato le scene.

Il brano che ho scelto è “ Come As You Are ” secondo estratto dell’ album Nevermind del 1991, album che ha decretato il successo mondiale della band Statunitense con il brano “Smells Like Teen Spirits”. Nel kit per la stampa di Kurt Cobain disse che “Come as You Are” è “una canzone d’amore vecchio stile che viene giù in un’armonia di tre parti” (testi tratti da “Just an Old-Fashioned Love Song” di Paul Williams). Il verso principale della canzone è “And I swear that I don’t have a gun” (“E giuro di non avere una pistola”), con cui Cobain voleva intendere di “non avere nessuno da cui nascondersi”. Lo stesso Cobain, famoso per inserire messaggi più o meno indiretti nei suoi testi, sembra piuttosto voler spingere l’ascoltatore-fan ad interpretare il testo piuttosto che limitarsi a cantarlo passivamente. Dopo la morte dell’autore i media rivolsero l’attenzione a questo verso e ad altri versi delle canzoni di Nevermind in cui si menzionavano armi da fuoco, benché, essendo l’album stato registrato tre anni prima della scomparsa del cantante, l’analogia del verso con la fine del frontman sia stato considerato una mera coincidenza. Ovviamente un intero ed enorme capitolo andrebbe aperto su Kurt Cobain, sulla sua figura carismatica, sul suo pensiero filosofico e sulla sua tragica fine, ma il nostro scopo didattico è quello di insegnarvi una parte di chitarra e di darvi alcune informazioni sul brano mentre per il resto vi lascio al giornalismo “impegnato”.

Il brano, chitarristicamente parlando, è molto semplice e rappresenta un ottimo veicolo didattico per i principianti che potranno esercitarsi in un intro facile ed orecchiabile seguito da una parte in “strumming” senza particolari problematiche. La videolezione, in fullHD, è semplice ed è tenuta da una delle mie insegnanti preferite Jen Trani.

Buon lavoro

 

Baryonyx – Band Emergenti

Cari amici

Oggi torniamo ad occuparci, dopo un periodo di assenza, di Band Emergenti; in questo appuntamento ascolteremo i “Baryonyx” band pop punk livornese.

I Baryonyx sono un gruppo livornese pop-punk formato da Matteo Ceccarini voce, Antonio Morelli chitarra, Alessio Luchetta batteria.
L’idea della band nasce nel 2007 quando Matteo e Antonio decidono di scrivere i primi brani, anche se il gruppo vero e proprio prende corpo alla fine dell’anno quando si aggrega Alessio. I tre cominciano a fare le prime esibizioni durante l’estate 2008 riscuotendo un inaspettato consenso da parte del pubblico riuscendo inoltre ad arrivare alle fasi finali del Festival Regionale d’Autore di Santa Maria a Monte. Il 20 Dicembre quindi tentano coraggiosamente di creare un concerto totalmente proprio. Prende vita così “Baryonyx in concerto” presso il Teatro Salesiani (Livorno) vedendo un gradito ritorno da parte del pubblico. Si aggrega di li a poco Nicola al basso. Di qui in poi i Baryonyx hanno cominciato a fare molti concerti tra locali e feste private; a livello cittadino hanno partecipato al Salesiani Rock City e all’evento benefico “Livornesi per l’Abruzzo”. Nel frattempo registrano l’album a produzione indipendente “Black Out”.

Dai primi mesi del 2010 i Baryonyx si sono legati all’etichetta discografica indipendente “Play Music Production & Record Company” di Giampaolo Pasquile, ed hanno pubblicato il singolo Pensieri, scaricabile da negozi online come iTunes ed Amazon. Iniziano le prime interviste in radio e infine la sorpresa che lascia tutti a bocca aperta arriva l’8 febbraio 2011: negli Stati Uniti, precisamente a Baltimora, esce la compilation “Vs The World Vol 9″ (contro il degrado ambientale) prodotto dalla QuickStar Production in collaborazione con la Distrophonix, in cui i Baryonyx vengono inseriti alla posizione 14 con il singolo “Everything You Can See From The Space”. La compilation come nei volumi seguenti viene diffusa in rete,nei negozi e sulle piccole radio,anche dei college statunitensi.
Sul web la band venne inserita il 16 Febbraio 2010 nella prima compilation Rockol Mixtape sempre con la canzone Everything You Can See From The Space; inoltre la band è rimasta in top 10 nella classifica di gruppiemergenti.net come migliori artisti della settimana per 5 settimane; i Baryonyxhanno passato il primo turno di selezione del contest di Ligabue ”Suona una canzone a Campovolo” arrivando in posizione 77 su quasi mille gruppi. Attualmente la band in fase di incisione tentando un genere musicale poco conosciuto quale lo Space-Rock: il singolo Everything You Can See From The Space ne è un esempio.

Personalmente trovo che i brani proposti presentino degli spunti molto interessanti e dei testi convincenti ma è sul singolo “Everything You Can See From The Space” che vorrei spendere due parole in più.

“Everything You Can See From The Space” è un brano molto interessante che propone delle belle atmosfere elettroniche primi anni ’80 contaminate da una discreta parte di chitarra queste caratteristiche mi ricordano molto la band francese “Rockets”, il brano si discosta in maniera netta dalle precedenti produzioni e incoraggerei  la band a proseguire in quella direzione. L’unica pecca è (giudizio opinabile) nella fase di produzione dove mixaggio e arrangiamento dovevano essere gestiti con un po più di attenzione va altresì detto che i Baryonyx sono una band giovane e le piccole accortezze in produzione vengono con il tempo e magari con un contratto discografico dove persone esperte possono consigliarli al meglio.

Vi lascio in compagnia del video di ”Everything You Can See From The Space”.

In a Gadda Da Vida – Iron Butterfly

Cari Amici 

Ancora una volta andiamo ad esaminare uno dei grandi classici del Rock anni ’60. “In a Gadda Da Vida” degli Iron Butterfly è uno dei brani più conosciuti ed amati di tutti i tempi ed il suo Riff ossessivo, orecchiabile e riconoscibilissimo è senza ombra di dubbio alla base del successo del brano e della stessa band.

Erik Brann, chitarrista e compositore degli Iron Butterfly è la mente che, a soli 17 anni, ha ideato il Riff mentre l’ organista Doug Ingle è responsabile della struttura del brano e del testo. Ascoltando In a Gadda Da Vida se ne trae una prima impressione di semplicità e ripetitività per via del ripetersi incessante del riff e del testo anch’ esso ripetuto incessantemente e composto di 2 sole strofe.

Il brano originale contenuto nell’ omonimo album dura ben 17 minuti ed ascoltandolo con attenzione si nota che la ripetitività del brano nasconde una struttura musicale che verrà usata in seguito con grande successo da molti artisti, infatti il Riff viene anche utilizzato come base per gli assolo di organo di chitarra che, in seguito, si dissolvono per dare spazio ad un “drum solo” (uno dei primi ad essere registrati nell’ambito musica rock) dalle atmosfere tribali. Dopodiché vi è un assolo polifonico di organo. Infine ci sono degli interludi in tempo tagliato e una reprise con la parte cantata. questa struttura permette agli artisti della band di cimentarsi nel loro strumento su una base fissa e ripetuta.

La valenza di In a Gadda Da Vida dal punto di vista didattico è multiforme infatti esercitarsi sul riff è un ottimo esercizio per la mano sinistra ed un chitarrista di livello base può imparare velocemente il riff con grande soddisfazione mentre la struttura del brano è un ottima base per uno studente avanzato come esercizio per i Solo.

La videolezione proposta è di primissima qualità con multiple inquadrature percui non mi rimane che augurarvi

Buono studio e buon divertimento

Whatever You Want – Status Quo

Cari studenti

Il brano di oggi è l’ ennesimo classico del rock anni ’70, anche se con una piccola peculiarità che lo distingue dagli altri classici visto che è il brano rock più “ballato”. Questa peculiarità può suonar strana alle orecchie dei più ma la motivazione è, storicamente e socialmente, di facile comprensione. Parliamo infatti di “Whatever You Want” dei britannici Status Quo, brano che vede la luce nel 1979 uno degli anni di maggiore influenza della DiscoMusic, influenza che contamina non solo i nostri Status Quo ma anche mostri sacri del rock come i Queen, i Pink Floyd ed i Kiss ed arriva a contaminare anche un genere come il Punk.

Da qui parte il percorso compositivo di Rick Parfitt (chitarra) e soci che cercano un riff rock, distorto, orecchiabile e di alto impatto ritmico; inutile dire che ci riescono alla grande con ”Whatever You Want” che sbanca le classifiche mondiali ed imperversa nelle discoteche. Tra i brani simbolo della rock music di ogni tempo, Whatever You Want si rivela un pezzo semplice ed essenziale ma nel contempo versatile e di elevato valore compositivo. È soprattutto l’attacco in crescendo ad attirare il compiacimento della critica e, addirittura, vista la bellezza dei riff di chitarra, molti tra gli addetti ai lavori si spingono a definire l’apertura del singolo come la migliore che sia stata mai composta ed incisa per un pezzo rock. Ovviamente io non mi spingerò a tanto visto che le mie preferenze musicali sono altre però devo comunque (e a testa china) riconoscerne ogni merito. Il merito maggiore che vado a riconoscere al brano è sicuramente la sua valenza didattica vista la varietà compositiva che lo caratterizza. Riffs, Arpeggio, Solo, ed una ritmica devastante sono quello che possiamo trovare in Whatever You Want con in più la grande capacità degli Status Quo di far sembrare semplice un brano che non lo è. Vi invito tutti a studiare il brano perchè ogni parte che lo compone è sicuramente un arricchimento del bagaglio musicale e culturale che ogni chitarrista degno deve avere.

Ovviamente gli Status Quo non sono solo Whatever you want visto che all’ attivo hanno qualcosa come 120 milioni di dischi venduti (!) e vi invito a leggere la sezione Biografia per farvi un’ idea di quel che vuol dire essere una band storica e di grandissimo successo.

Veniamo alla videolezione, ho scelto di proporre in apertura un video dello stesso Parfitt il quale esegue proprio a scopo didattico il brano e di seguito un approfondimento sull’ arpeggio di apertura. Potrete concludere l’ apprendimento con l’ausilio delle tablature guardando come base per le posizioni il video di Parfitt.

Buon Lavoro

 

Wherever You Will Go – The Calling

Cari studenti

Il brano di oggi è “Wherever you will go” dei The Calling, band statunitense che definire “meteorica” sarebbe quasi riduttivo, infatti la loro carriera dura solo 4 anni con 2 soli album all’ attivo e 3 cambi di componenti. La breve durata della band non sminuisce comunque il brano che prendiamo in esame oggi che è comunque giunto in cima alle classifiche di tutto il mondo ed è ancora oggi uno dei brani più gettonati dai “chitarristi da falò” dell emisfero boreale.

Wherever you will go è  un’ ottima canzone d’ amore dal gusto malinconico dove possiamo facilmente riconoscere le influenze che hanno caratterizzato lo stile musicale dei The Calling, i quali hanno sempre avuto nei Pearl Jam il loro faro ispiratore. Aaron Kamin chitarrista, compositore e vera mente della band scrisse il testo prendendo a spunto la morte del cugino, sposato per più di 50 anni, ed immedesimandosi nei panni della moglie che ha perduto la figura di riferimento di tutta una vita. Ovviamente le logiche di mercato hanno poi trasformato questo pensiero profondo e struggente in un più banale senso di vuoto dopo un tradimento.

 

Didatticamente il brano è interessante, per i neofiti, per il cambio di basso nell’ arpeggio iniziale. Un ottimo esercizio sia tecnico che interpretativo e vi consiglio di studiarlo magari cantando per darvi anche un metro di tempo corretto. La Videolezione è della migliore qualità come sempre accade quando scelgo gli amici brasiliani di CifraClub.

Buon Lavoro

‪Rock and Roll Hoochie Koo‬ – Rick Derringer (Jimmy Wood)

Cari Amici

Oggi non presentiamo solo un brano ma presentiamo anche un nuovo insegnante EGL. E’ infatti attivo da oggi anche James (Jimmy) Wood, esperto chitarrista statunitense dal lungo curricola musicale e dall’ immenso repertorio. Proprio il suo bagaglio culturale è al centro del nostro interesse visto che Jimmy conosce molto bene il repertorio degli anni ’60 e ’70 americano. Quel ventennio è stato sicuramente il più produttivo ed innovativo nella storia della musica moderna, anche se, in Italia, quel grande momento storico-culturale d’ oltreoceano è arrivato solo in maniera parziale e frammentaria. Per molti motivi , tra cui il primario fu che anche in Italia in quegli anni stavamo vivendo un momento magico, sia per il cantautorato che per il rock vero e proprio, alcuni autori sono stati ignorati e sottovalutati. Basti pensare che Rick Derringer (chitarrista, cantante ed autore), di cui oggi studieremo un brano, a soli 17 anni arrivo al secondo posto nella Top Chart americana dietro ad un gruppetto (-ironia-) dal nome buffo che tradotto significa “Scarafaggi” ed un brano ignoto dal titolo “YESTERDAY”. Le ovvie premesse per esportare nel nostro paese il genio di questo ragazzino c’erano tutte ma inspiegabilmente venne quasi completamente ignorato dalla critica e dal pubblico.

Il brano che andremo a studiare oggi è la famosissima “‪Rock and Roll Hoochie Koo” che Rick Derringer registrò assieme a Johny Winter nel 1970 e ripropose poi in versione solistica nel 1973.

‪Rock and Roll Hoochie Koo ebbe un buon successo di pubblico ma lo andiamo a studiare per la sua struttura molto interessante e per la sua estrema musicalità che coniuga in maniera molto vivace le prerogative del Rock and Roll tipiche di Rick e la vena blues di Winter.

Veniamo alla Videolezione dove troviamo l’unica piccola nota dolente di avere un insegnante statunitense ed è la lingua dato che tutto il parlato del video è chiaramente in inglese,  come per tutte le altre lezioni, la lingua non è un vero impedimento percui se non capite il parlato guardate le mani di Jimmy. Anche per la qualità video non possiamo proporre l’ alta definizione come facciamo di solito nelle produzioni EGL, il video è comunque di qualità e la mancanza dell HD non limiterà certo la vostra voglia di imparare un pezzo di peso come quello proposto.

Buon Lavoro

 

City Zen Keys – Band Emergenti

Cari amici

Oggi torniamo ad occuparci, come di consueto, di Band Emergenti; oggi è il momento dei “City Zen Keys” band Alternative Rock di Assisi (Pg).

I City Zen Keys nascono nel gennaio 2010 da un’idea di Mirko Buono, che riesce ad unire in un unico progetto musicisti di diverse esperienze (VoxandTrouble,Rock Axe, Human Cluster). Il nome del gruppo è un chiaro omaggio al Citizen Kane (Quarto Potere) diretto da Orson Welles. Da Citizen (cittadino) a City Zen (città zen), ed il gioco è fatto. Custodi delle chiavi della città zen, e possessori di un sound vario, “aperto”, dalle vaste capacità armoniche, senza dimenticare la raffinatezza e l’immediatezza, doti necessarie per una crescita veloce. L’utilizzo della lingua italiana nella composizione dei testi crea un’ottima commistione di sound internazionale ed attenzione verso il significato ed il carattere del cantato. Nel corso del 2010 i City Zen Keys hanno vinto lo Spring Hoff-Rock 2010 e il Rock Age 2010. Nel 2011 sono finalisti delle selezioni per Italia Wave Love Festival, finalisti delle selezioni centro/sud per Rock Targato italia 2011, e finalisti dello Stargate Music Festival 2011. Collaborano al progetto diversi musicisti come Nicola Freddi (MrFantasy), Alessandro Giampaoli (Niagara – 900), Fausto Perticoni (Liga + – Diana), Pierluigi Borsellini (Gpu), Francesco Ippoliti (British Night).

Nel 2011 la band ha pubblicato il suo primo album con l’ etichetta VideoRadio. Come sempre VideoRadio ha dimostrato di avere un occhio attento nella scelta delle band da pubblicare e per l’ ennesima volta si dimostra una delle poche etichette italiane con il coraggio di pubblicare band emergenti e vorrei ringraziare nuovamente Beppe Aleo per il suo incalcolabile contributo alla crescita ed allo sviluppo della musica italiana

L’ album dal titolo “City Zen Keys” è un disco di otto brani, otto storie che prendono spunto dalla vita di tutti i giorni, cantati in italiano, ma dalla chiara influenza d’oltremanica come sound. Grande attenzione per le dinamiche ritmiche ed espressive, una ricerca armonica “aperta”, cambi piano/forte che caratterizzano l’intero lavoro. Raccontare il mondo che li circonda, questo l’obiettivo dei City Zen Keys.

Gli stessi Componenti della band così descrivono il loro lavoro:

“Generalmente per questo lavoro abbiamo cercato ispirazione dalle storie della vita di tutti i giorni, dagli stati d’animo, da ciò che succede sia nelle belle che nelle brutte giornate, cercando di guardare il mondo in cui viviamo e chiedendoci dove sta andando, raccontandolo a modo nostro. Inizialmente, i primi testi erano stati scritti e registrati in Inglese.

Riascoltando la registrazione, c’ era qualcosa che non ci convinceva, quindi abbiamo tradotto i testi e registrato di nuovo. Quando ci siamo resi conto che i brani erano migliorati, abbiamo deciso di

continuare a scrivere in Italiano. Percepiamo nella musica attuale una generale carenza di dinamica e di soluzioni armoniche aperte: non tanto nelle melodie vocali, quanto nelle parti strumentali. Sia chiaro, non è una critica verso nessuno, sono scelte artistiche. Noi, in questo primo album, allarghiamo le armonie e lavoriamo sulle dinamiche Piano/Forte. Questa soluzione la utilizziamo soprattutto nel cambio da strofa a ritornello. Essere originali non è semplicissimo. Cerchiamo di fare il massimo. Qualche volta ci riesce, qualche volta no. Non guardiamo le similitudini con altri artisti. Con tutta la musica che c’ è al mondo, diventeremmo pazzi. II Brani sono stati composti in modo istintivo partendo dall’idea di qualcuno e suonandola tutti insieme. Piano piano cerchiamo di comporre tutto, e quando tutto era abbastanza definito nelle sue parti e nella struttura, è stato scritto il testo.”

Personalmente ho trovato le otto tracce dell’ album molto interessanti. Testi convincenti ed un bel sound che arricchiranno sicuramente la vostra cultura musicale.

Vi saluto invitandovi a guardare il primo video ufficiale dei City Zen Keys per farvi un’ idea del loro lavoro e delle belle idee che ci sono alle spalle.

Knights of Cydonia – Muse

 

Cari studenti

La lezione di oggi è un bel concentrato di tecnica chitarristica, groove e nuove tendenze musicali. Parliamo infatti del brano “Knights of Cydonia” dei Muse.

I Muse sono una delle band rivelazione del nuovo millennio capaci di unire uno stile musicale iper eclettico a dei testi che spaziano dagli ufo alla politica passando per religione e guerra. Il successo per loro non è certo stato immediato e semplice però una volta raggiunte le grandi platee sono esplosi come una supernova nel firmamento della musica mondiale vendendo più di 20 milioni di dischi e piazzandosi di forza nelle chart di Rolling Stones. Il brano Knights of Cydonia, dal canto suo, oltre ad essere uno dei pezzi più amati dai fan è stato anche insignito di molti riconoscimenti tra cui quello che probabilmente ci interessa di più e cioè “miglior Riff di chitarra del decennio 2000-2010″. Le premesse perchè la lezione proposta sia una chicca nel vostro repertorio ci sono tutte e vorrei vederne almeno una nel dettaglio. Uno dei prerequisiti per un corretto apprendimento del brano è sicuramente la conoscenza della tecnica di “Tremolo Picking” o Speed Picking. Padroneggiare il Tremolo picking vi permetterà inoltre di addentrarvi in molti brani con maggior sicurezza percui vi invito a guardare la lezione presente nella sezione teoria-tecniche chitarristiche o più semplicemente accedendovi da questo iperlink  Tremolo Picking.

La Video lezione è comprensiva di tablature, chiara ed anche se non in alta definizione comunque facile da apprendere percui vi auguro un

Buono studio

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