Archive for the ‘Metal’ Category

Hyde Experiment – Band Emergenti

Cari Amici

Riprendiamo la nostra sezione dedicata alle band emergenti con i vicentini “Hyde Experiment” grazie all’ interessamento della loro etichetta Metal Mammut.

 Gli Hyde Experiment nascono nel 2008 e si dedicano da subito ad una portentosa combinazione di grindcore e progressive metal à la Opeth arricchito con quella violenza sonora che proprio la band capitanata da Akerfeldt sembra aver smarrito in favore d’un sound più seventhies e meno scandinavo.
Attualmente gli Hyde Experiment vantano all’ attivo un EP di 34 minuti contenente ben quattro brani (registrati in modo assolutamente professionale) che non sfigurerebbero affatto sugli scaffali dei più quotati negozi musicali e pubblicato dall’ indipendente Metal Mammut.
Hyde EP è, infatti, un concentrato di bravura e passione, colmo sì di virtuosismi musicali e cambi ritmici complessi ed estetizzanti, ma composti non per essere stucchevoli, quanto per risultare funzionali rispetto all’intero impianto melodico delle quattro mini – suite di cui è composto lo stesso lavoro.
Ogni elemento, dal convincente growl di Nicola Traversa e dalle sue chitarre alle atmosfere malinconiche orchestrate da Chiara Giacon per non parlare della sezione ritmica capitanata dall’irruenza di Daniele Ferraro e Federico Saggin, sembra confermare la sensazione che gli Hyde Experiment possano raggiungere palcoscenici importanti ed un bel seguito di pubblico.

Alcuni dei passaggi musicali sembrano vagamente forzati, alcune delle scelte stilistiche spesso danno un impressione distonica ma nel complesso la loro è buona musica con idee accattivanti ed un sound poderoso. Bisogna poi considerare che la band è giovane ed ha ampio spazio per ulteriori miglioramenti prendiamo ad esempio “Bereft Of Reason” prima traccia dell’ EP: ci troviamo subito di fronte ad una colata di cemento in puro stile death, batteria iperveloce e tecnica, growl pesantissimo e riff solidi quanto mattoni. Verso la metà siamo accolti dalla voce pulita del cantante, seguita da un arpeggio molto suggestivo, per poi ritornare dopo non molto verso la brutalità e rialternarsi di nuovo. Le alternanze sono  molte, gli stacchi death/tranquillità abbondano, ma l’alternanza non è molto armonizzata e fa risultare gli stacchi un po’ troppo “crudi” complicando non poco un primo ascolto. Gli assoli sono affilati e i ritornelli sfornano anche una buona melodia. Il materiale di base c’è ed è di qualità e sono convinto che riusciranno ad emergere anche nel difficile panorama musicale nazionale. Gli Hyde  Experiment purtroppo hanno dedicato poca attenzione al lato internet e multimedialità i video reperibili su Youtube (adesso anche nel nostro Canale YouTube) sono pochi e la pagina internet è una semplice landing page, una breve menzione vorrei invece spenderla per la pagina MySpace che risulta semplice ma accattivante con molte belle arts.

Metal Mammut ha messo a disposizione anche una delle tracce in download gratuito

“Bereft of Reason”

Band Emergenti – Ash in Grail

Cari Amici

Eccoci finalmente al primo appuntamento con la nuova rubrica dedicata alle “Band Emergenti”.

La parola “Band Emergenti”, anche se oramai sdoganata, è un termine a mio giudizio molto riduttivo che sta stretto a chiunque faccia musica ed a chiunque abbia dedicato il proprio tempo (spesso anni) ad imparare a suonare uno strumento, a scrivere un testo o a comporre una melodia. Solo per motivi di immediatezza e non certo di superficialità mi trovo costretto a catalogare le Band in questo spazio percui chiedo a priori scusa ai membri delle bands ed ai lettori per questo brutto appellativo.

Per introdurre gli ASH IN GRAIL userò la recensione scritta da I Think Magazine:

Prendiamo un po’ di trash metal anni ’80, mescoliamolo con buone distorsioni contemporanee, shackeriamolo con un un po’ di Avenged Sevenfold ed otteniamo il primo EP degli Ash In Grail, provenienti da Cittadella.

Un buon esordio per questi ragazzi veneti, che riescono nel non facile compito di realizzare un prodotto composito, ascoltabile, fluido e in alcuni momenti didannato rock come si deve, le cui influenze sono rintracciabili in modo evidente all’interno delle sei tracce proposte, più come tributi inconsci che non come tentativi di emulazione.

Il debito nei confronti di gruppi comeMetallica e soprattutto Motorhead risulta ad esempio evidente in On Your Skin, seconda traccia dell’EP. La voce raschiata e viscerale si sposa perfettamente con le variazioni di dinamiche che alternano momenti di violenza rauca a dissonanze un po’ commerciali ma perfette nel contesto, che assolvono pienamente al proprio compito. Qua e là si notano delle imperfezioni di registrazione e qualche sbavatura, come nell’assolo di basso, per altro notevole a livello di idee, di Jackhammer, brano introduttivo dell’album, che ha un inizio folgorante ed un ritornello orecchiabilissimo. Ma per il resto, si possono godere momenti di sano rock da ascoltare all’unico volume possibile: il MASSIMO.

Non si può certo chiedere a questi ragazzi di rinnovare un genere che è stato battuto così tanto e da così tanti artisti di qualità indiscutibile. Molte delle scelte di arrangiamento suonano come già ascoltate e riascoltate, come i cambi di tempo di Runnin’ Back, o la scelta di versi stereotipati e di un assolo a due voci che è diventato il marchio di fabbrica degli stessi Avenged. Ma si va oltre tranquillamente.

Se c’è una cosa della quale ci si può, invece, lamentare, questa è la durata dei pezzi, in alcuni casi eccessiva, che non mostra evoluzioni capaci di non far avvertire la scelta di far durare un brano sei minuti e mezzo. A volte è meglio accorciare per non ripetersi. ma è un problema di “genere”, e quindi non imputabile soltanto ai nostriAsh.

Nel complesso non si può non avere un giudizio sufficientemente positivo per questo gruppo, che ha il merito di svecchiare un po’, in Italia, un genere che non aveva ancora cavalcato le novità offerte nello stesso campo dalle compagini d’oltreoceano, che negli anni 2000 avevano riproposto questo ritorno ai riff coinvolgenti e sonorità in pieno stile trash metal.

Da consigliare a tutti coloro i quali vanno in giro con magliette con stampe di gruppi metal, gilet jeans strappato con toppe di band e capelli lunghi pronti all’ head banging… insomma, a tutti coloro i quali sono cresciuti ascoltando metal e che hanno voglia di scoprire qualcosa di nuovo, senza abbandonare la tradizione.

Vi lascio adesso in compagnia degli ASH IN GRAIL, band veneta nata nel 2010.

The Number of the Beast – Iron Maiden

Cari studenti ed amici

La lezione di oggi è l’ultima prima della pausa estiva e come di consueto ho scelto un brano lungo ma di difficoltà intermedia che vi terrà impegnati per un discreto lasso di tempo. Ho scelto il brano “The Number of the Beast” degli ineguagliabili Iron Maiden. The Number of the Beast è la title track dell’ omonimo album edito nel 1982 terzo album degli Iron e soprattutto primo album con alla voce il grande Bruce Dickinson, da allora frontman insostituibile della band anglosassone.

 

The Number of the Beast è uno dei brani di maggior successo degli Iron Maiden ed è, ancora oggi, uno dei brani più suonati duranti i concerti ed anche se ha all’ attivo milioni di copie vendute non ha mai avuto vita facile sia per il chiaro riferimento a Satana e l’ovvio ostracismo che ne può derivare sia per la scelta del video musicale che ne accompagnò l’ uscita. In Italia, paese notoriamente guidato e oppresso da clero e “ben pensanti”, album e singolo vennero additati di blasfemia e, cosa ancor più subdola, di istigare i giovani al satanismo ed all’ omicidio. L’ ovvia ripercussione fu che l’ album venne bandito dai normali canali di distribuzione ed il video mai trasmesso. Anche nei paesi anglosassoni il video venne censurato ma solo facendo modificare alcune immagini ritenute “troppo forti”.

La canzone parla di un uomo che vaga in una sorta di “Inferno sulla Terra”, con persone che svolgono riti satanici e sacrifici. Dapprima disgustato, l’uomo cade poi in uno stato di rapimento estatico e decide di unirsi agli altri. Il brano trae ispirazione sia dal poema Tam o ‘Shanterscritto dal poeta e compositore scozzese Robert Burns, sia da un sogno fatto dal bassista Steve Harris (autore del brano) dopo aver visto il film La maledizione di DamienThe Number of the Beast è molto conosciuta per il lungo grido acuto di Bruce Dickinson alla fine della parte introduttiva. Nel documentario sull’album dalla BBC, parte della serie “Classic Albums”, Dickinson ha detto che questo particolare è dovuto al produttore Martin Birch che lo ha costretto a cantare le prime quattro strofe per diverse ore, più e più volte La band aveva chiesto al celebre attore di film horror Vincent Price di leggere il testo che introduce il brano. Tuttavia, secondo Bruce, Price rifiutò di farlo per meno di 25 mila sterline. Avendo sentito parlare di qualcuno che leggeva storie di fantasmi alla radio, i Maiden chiesero a questo tipo di leggere l’intro, semplicemente con un’intonazione della voce “alla Vincent Price”. Il canale americano VH1 ha classificato il brano al 7º posto nella classifica 40 Greatest Metal Song.

La copertina del singolo è l’ultima di tre 45 giri su cui è presente la raffigurazione di Satana dell’illustratore Derek Riggs, che ha debuttato sulla copertina di Purgatory. La copertina di The Number of the Beast rappresenta il seguito di quella di Run to the Hills in cui Satana e Eddie (la mascotte dei Maiden) sono raffigurati in battaglia. Secondo quanto affermato più volte dagli Iron Maiden, l’originale lato B Remember Tomorrow sarebbe stata una versione live registrata nel 1981 a Milano. Tuttavia, ciò è risultato non essere vero quando i fans hanno scoperto che si tratta della stessa registrazione dal vivo dalla band con Paul Di’Anno presente nell’EP Maiden Japan, con la voce di Bruce Dickinson sovrapposta.

La videolezione che ho scelto è l’ennesima di Bobby Crispy ed è comprensiva di tablature e guida ai solo. Oramai ci siamo abituati al meglio ed il nostro insegnante canadese è uno dei migliori del mondo. Il video è diviso in tre parti tutte da studiare ed apprezzare.

Buono Studio e Buone Ferie ci si legge a Settembre!

 

Master of Puppets – Metallica

Amici e Studenti

Dopo un controllo attento e scrupoloso mi sono accorto che nelle mie pagine trovano troppo poco spazio i grandi Metallica. Spero che i tanti fan di Hetfield e soci mi concedano il loro perdono dopo che avranno visto (e studiato) la lezione di oggi, lezione che verterà su uno dei grandi successi della band, “Master of Puppets”. Master of Puppets è una delle canzoni più amate dai fan dei Metallica, ed ancora oggi il gruppo la suona in quasi tutti i concerti.


Il brano è divenuto un “cult” non solo per la musica ma anche per il testo. Il significato del suo testo è spesso interpretato come relativo all’abuso di droghe come eroina e cocaina. Molti altri pensano invece che, soprattutto nel titolo, contenga riferimenti politici o addirittura letterari – e in particolare ad Howard Phillips Lovecraft, che ispirò buona parte dei primi brani del gruppo. Lo spezzone “fai a pezzetti la tua colazione su uno specchio”(“chop your breakfast on a mirror”) si riferisce al consumo di cocaina in polvere. Durante questa canzone, sul DVD/video Live Shit: Binge & Purge (1993), James Hetfield punta il dito medio sul braccio sinistro mentre dice “dai cara, manipolami!”, gesto che richiama l’iniezione di droga via siringa.
Prima dell’assolo di Kirk Hammett, Hetfield grida “Oh Padrone dei Burattini, dove sono i sogni che ho avuto? Mi hai solo mentito. Risate, tutte le cose che sento o vedo sono solo risate. Risate, risate, ridere dei miei pianti…manipolami ed entra nel mio corpo!”). L’allora bassista Cliff Burton recitò il verso in sottofondo, con voce profonda e burbera.
La struttura musicale del brano è complessa ma di grande effetto, ritmo e melodia sono divenuti nel tempo un esempio del Heavy Metal anni 80 ed ancora oggi, sonorità pensate e tradotte in note 25 anni fà risultano molto moderne forse perchè molte delle band moderne si ispirano proprio alle sonorità dei Metallica.
La Lezione è divisa in ben 9 video e copre con meticolosa attenzione ogni parte del brano, tutti i Riff ed i Solo inclusa la struttura.

Buon Lavoro

Toxicity – System of a Down

Cari studenti

Oggi studieremo il brano Progressive Metal dei System of a Down “Toxicity”. I System of a Down, meglio noti come S.O.A.D. hanno sconvolto il mondo del Metal quando nel 2001 hanno pubblicato l’ album Toxicity stravolgendo le sonorità, i ritmi, l’approccio alla linea vocale e melodica del metal. Il successo è stato immediato e l’album è entrato in classifica direttamente al primo posto vendendo 12 milioni di dischi e vincendo 3 dischi di platino. I S.O.A.D. sono anche noti per il loro impegno politico e sociale a favore della minoranza armena (tutti i membri sono armeni di origine ed hanno familiari scampati al genocidio degli armeni) . L’impero Ottomano (attuale Turchia) in due separati episodi sterminò un numero imprecisato di armeni si parte da una cifra di 600.000 morti fino a stime che superano i 2 milioni. Chiaramente i sopravvissuti a questo orrore hanno trasmesso il loro ricordo alle nuove generazioni perchè nessuno dimenticasse uno degli eccidi meno noti di tutti i tempi. I S.O.A.D. hanno raccolto questa pesante eredità rendendo noto ad un vasto pubblico il ricordo dei loro nonni fondando anche l’ associazione “Axis of Justice” con Tom Morello dei Rage Against the Machine.

Il brano è un vero piacere da suonare e la chitarra fa ovviamente la parte del leone, fraseggi e Powerchord sono la polpa della lezione conditi con una ritmica da impazzire ed una melodia che sazierà la vostra voglia di metal moderno.

Una piccola nota per la videolezione, l’insegnante è Luke percui la lingua utilizzata è il francese. All’ inizio del brano la parte parlata è piuttosto lunga e visto che non tutti parlano il Francese vi faccio un sunto veloce visto che parla del cambio di accordatura in Drop D.

Per chi non ricordasse (o sapesse) l’accordatura Drop D vi lascio un piccolo promemoria:
(dalla corda di Mi basso fino alla corda di Mi cantino)

D(Re)

A(La)

D(Re)

G(Sol)

B(Si)

E (Mi)

Detto questo vi lascio allo studio del brano che di sicuro vi piacerà anche se non siete appassionati di Metal.

Buon Divertimento

Indestructible – Disturbed

Cari studenti
La lezione di oggi è un bellissimo esempio di Alternative Metal infatti la Band Statunitense Disturbed è quella che maggiormente rappresenta le nuove tendenze di questo genere. Nati con in mente il sound di gruppi come Korn, Metallica, Tool, Faith No More e Deftones i Disturbed sono riusciti ad imporsi al grande pubblico per la potenza dei loro brani e per la loro capacità creativa in fase di composizione, ascoltando i loro successi si noterà sempre un impronta unica ma al contempo non noterete ne ripetitività ne stasi nella loro crescita costante. I Disturbed hanno gettato nuova linfa nel mondo del metal e tirato a loro una schiera di fans innumerevole e fedele. Il brano “Indestructible” che andremo oggi ad affrontare oltre ad essere il più grande successo della band è anche un ottimo compendio delle capacità musicali e compositive dei Disturbed ed è didatticamente molto valido come per lo studio di NuMetal e Progressive Metal.

Indestructible è un “inno per i soldati”. “Il significato è quello di essere qualcosa che li farebbe sentire invincibili, non avere più paura, rafforzarli.”. Secondo Draiman, la canzone inoltre vuole rimarcare la forte presenza ed il successo della band nel mondo dell’industria musicale. Draiman commenta che la canzone “simboleggia il fatto che noi siamo ancora fottutamente qui, che non siamo ancora stati distrutti, che abbiamo resistito alla sfida del tempo.”. Il chitarrista Dan Donegan su questo punto, afferma “Noi sentiamo che siamo diventati indistruttibili per essere stati in grado di sopravvivere così a lungo in questo business, e continuando ad avere successo.”. Draiman conclude, “Ne abbiamo passate tante. Non importa ciò che viene lanciato contro di noi, come band, non importa cosa succede in questo ambiente musicale, noi siamo ancora qui, siamo ancora vitali, e siamo ancora in piedi.”.

La videolezione proposta è suddivisa in 3 parti e copre tutto il brano ed anche se il video non è della migliore qualità si segue tutto con facilità non ci sono le Tabs a video ma le trovate comunque nell’ apposita sezione. L’ Unica accortezza che non viene accennata nel video è quella di accordare la chitarra in Drop C.
Buon Lavoro

Across the Universe – Luke Fortini

Cari studenti
Iniziamo subito la settimana con un altro video nato dalla collaborazione con l’etichetta VideoRadio.
Spesso quando pensiamo ai chitarristi “shredder” o neoclassici (in stile Malmsteen o Vinnie Moore per intenderci) tendiamo a gettare lo sguardo all’ estero, ignorando che molto spesso in Italia ci sono chitarristi capaci e dotati di tutto quel che serve per eccellere nel mondo della musica in generale e della chitarra nello specifico, essi sono purtroppo penalizzati dalla cultura dell’ ignoranza che normalmente prevale nell’ ambiente discografico nostrano più preoccupata di vendere dischi semplici musicalmente e poveri culturalmente (basta guardare le classifiche italiane per capire cosa intendo dire). Per fortuna questa non è solo “l’ italietta della musica leggera” ed esistono case discografiche e di produzione che hanno la giusta attenzione per la qualità ed il talento. Sto ovviamente parlando di VideoRadio la più importante casa discografica e di produzione italiana di musica solistica la quale ha scoperto un vero talento della chitarra, Luke Fortini.
Chiaramente Luke Fortini non nasce con VideoRadio ma nasce con un grande impegno ed una esperienza che lo ha portato a suonare con molti gruppi fino ad approdare alla corte di Paul Di Anno, primo cantante degli Iron Maiden, ed a calcare con lui i palchi di mezza Europa per oltre 3 anni raccogliendo applausi da platee enormi (parliamo di oltre 30.000 persone a concerto), facendo un tipo di esperienza che normalmente è preclusa ai chitarristi italiani. Tecnicamente preparatissimo, velocissimo e molto espressivo ci sentiamo tranquilli nel paragonarlo al top dei chitarristi mondiali.
Il brano “Across the Universe” che Luke Fortini ci propone in questo video didattico è un bel decalogo delle capacità tecniche e dinamiche che formano il suo bagaglio culturale però non si limita ad essere una esibizione tronfia di esercizi alla chitarra, “Across the Universe” è un brano con un anima ed una radicata cultura classica, un brano da ascoltare e riascoltare.
“Across the Universe” è il primo estratto dell’ album Space Travel e rappresenta in pieno la qualità e le potenzialità dell’ intero disco che vi invito ad ascoltare ed eventualmente ad acquistare.
Ascolta Space Travel
Veniamo ora alla videolezione. Purtroppo la qualità video non è dello standard cui siete normalmente abituati però dopo averci lavorato con dei filtri video è quanto meno passabile e tutti i passaggi sono chiaramente visibili. La lezione è ovviamente di difficoltà molto elevata ma nella sezione Tabs aggiungerò di volta in volta le tablature originali per facilitarvi l’ apprendimento.
Sono di grande interesse didattico molte delle tecniche che Luke usa durante il brano nonchè molte delle scale utilizzate e sono riuscito a strappargli la promessa che avremo presto dei video didattici dedicati.
Buono Studio

You Really Got Me – The Kinks/Van Halen

Cari Studenti
Dopo la lunga permanenza in prima pagina del nostro primo video ufficiale è ora di andare avanti con le nostre lezioni.
Il brano di oggi è “You Really Got Me” dei Kinks probabilmente il primo brano ad utilizzare i “PowerChords”. Quasi tutti ne conoscono il Riff e ne apprezzano il sound anche se l’utilizzo del distorsore è giudicato “crappy” (tradotto con un italico e vulgaris “merdoso”) va comunque considerato che l’uso del distorsore era vera e propria fantascienza nel 1964 e che i musicisti che lo sperimentavano andavano un poco alla cieca. “You Really Got Me” ha anche il merito di aver aperto la stagione musicale nota come “British Invasion” e di essere considerata per molto tempo la sua bandiera.

“You Really Got Me” influenzerà pesantemente i musicisti rock contemporanei, in particolare quelli heavy metal. Questo infatti venne riconosciuto come uno dei primi prototipi di brani heavy metal.

I Van Halen nel 1978 ne pubblicarono una cover di enorme successo grazie allo stile inconfondibile di Eddie Van Halen ed alle stratosferiche doti vocali di David Lee Roth. Questa cover li ha portati al successo per almeno 15 anni e rimane la più famosa di tutte quelle finora registrate.

La canzone fu registrata in diversi stili nell’estate 1964, prima di raggiungere il sound ideale. Il gruppo era sotto una tremenda pressione da parte della casa discografica Pye che gli richiedeva una hit, visto il fallimento dei 2 precedenti singoli. Ray Davies infatti ha molto insistito con il management e con l’etichetta per ottenere tempo e soldi necessari a sviluppare il sound e lo stile della canzone.

La video lezione è molto chiara ed esauriente ed in solo 8 minuti segue tutto lo svolgimento del brano dall intro, al solo, alla chiusura percui non vi rimane altro da fare che impugnare la chitarra e studiare il brano. Per fornirvi il miglior ausilio didattico possibile vi inserisco anche una video lezione sulla versione dei Van Halen come secondo video.

Buon Lavoro

Eruption – Van Halen

Cari studenti

Cominciamo la settimana in leggero ritardo ma con un brano da leccarsi i baffi, “Eruption” dei Van Halen, il brano fu concepito come Solo da proporre nei Live ma divenne ben presto stendardo di Eddie Van Halen, imponendo la tecnica di Tapping nel mondo della chitarra moderna.

Questo brano si pone al secondo posto nella classifica dei Solo più amati di tutti i tempi ed anche se attualmente non è più considerato “difficilissimo” richiede comunque una padronanza avanzata dello strumento e considerando che ha visto la luce nel 1978 bisogna trattarlo come merita e cioè come il Solo che ha scosso l’ ambiente chitarristico ed ha aperto la strada a molti dei chitarristi attualmente definiti “di riferimento”.

Questo brano ha anche un lungo strascico di polemiche, molti chitarristi (per lo più le pippe) considerano Eruption un inutile, lunghissimo, virtuosismo in cui Eddie Van Halen da sfoggio delle sue capacità tecniche a discapito di una melodia definita ed una struttura immediata. Come sempre non mi addentro in sterili polemiche ma giudico ed apprezzo ciò che lascia in me un profondo senso estetico ed un godimento cerebrale e questo brano mi stimola sia come semplice ascoltatore che come musicista.

La videolezione è divisa in 2 parti la prima tratta la strumentazione dall’ amplificatore ai pedalini alla chitarra mentre la seconda è la lezione sul brano vero e proprio. Ovviamente la lezione riguarda solo ed esclusivamente la versione del brano presente nell’ album dato che Van Halen si presenta ogni volta sul palco con una versione diversa.

Potrete notare che molte delle sezioni normalmente presenti ad arricchire l’articolo mancano ma essendo un Solo non c’era nulla da metterci

buon divertimento

Crazy Train – Ozzy Osbourne

Cari Studenti

Chiedo perdono per il ritardo nel pubblicare la lezione purtroppo il lavoro mi ha portato via il lunedì. Propongo, però, ugualmente la lezione sui grandi classici oggi tocca a quel genio di Ozzy Osbourne con uno dei pezzi metal più amati di tutti i tempi “Crazy Train”.

Crazy Train prende vita in un momento particolare della vita artistica di Ozzy cioè la scissione dai Black Sabbath. “Blizzard of Ozz” è il primo album della nuova band, inizialmente proprio chiamata Blizzard of Ozz come l’album ma che prenderà poi definitivamente il nome “Ozzy Osbourne”.

Non si può in questo caso parlare di album solista perchè nella band militano musicisti del calibro di Randy Rhoads (allora un giovane sconosciuto), Lee Kerslake, e Bob Daisley e proprio Randy Rhoads collaborerà alla stesura del brano in questione “Crazy Train”.

Oltre alla fama che si guadagna, Crazy Train, entra nel cuore dei chitarristi di tutto il mondo grazie al solo di Randy Rhoads che lo fa assurgere a fama imperitura, fama che nemmeno la sua morte avvenuta a Leesburg il 18 Marzo del 1982 in uno stupidissimo incidente aereo potè oscurare. Dopo aver parlato tante volte della mania autodistruttiva di molti artisti questa volta solo la stupidità umana (quella di Andrew Aycock che compì un inutile bravata con un aeroplano) ci ha privato del talento e del genio di Randy Rhoads a soli 26 anni.

Veniamo ora alla videolezione (nuovamente ci avvaliamo di Bobby Crispy), il nostro insegnante la ha divisa in 3 parti data la quantità di parti di cui è composto il brano e per dare il giusto spazio al solo. Ogni parte del brano sarà una piacevole sorpresa ed un grande ausilio didattico; solo, fraseggi e power chords sono la struttura portante del brano e vi insegneranno nuove prospettive compositive.

Nella sezione “Biografia”, che quest’ oggi sostituisce la sezione dedicata alla discografia, ho deciso di parlare di Randy Rhoads spero che nessuno se ne abbia a male dato che ci sarà tempo di parlare di Ozzy

Buon Lavoro

Novità
Random guitar rhythm
Count per Day
  • 252686Total reads:
  • 91Reads today:
  • 1427Reads last week:
  • 3382Reads per month:
  • 147991Total visitors:
  • 96Visitors per day:
  • 3Visitors currently online:
Top Downloads
Clicca e Ascolta Scream Radio

A add9


EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRomanianRussianSpanish
Cerca
Electric Guitar Learn

Advanced Training (20)
Band Emergenti (4)
Bass Lesson (50)
Beginners Training (51)
Blues (19)
Country (1)
Download (5)
Eventi e Concerti (5)
Hard Rock (22)
Intermediate Training (63)
Metal (21)
No Category (12)
Pop (13)
Punk (8)
Recensioni (1)
Rock (56)
Rock 'n Roll (6)
Rythm (37)
Scales (2)
Style (2)
Uncategorized (2)

WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

Active Categories