Archive for the ‘Bass Lesson’ Category
California Dreamin’ – The Mamas And The Papas
Cari studenti
Riprendiamo la nostra normale programmazione delle lezioni con un classicone degli anni ’60 divenuto uno dei brani simbolo di quegli anni parliamo di ” California Dreamin’ ” della band The Mamas And The Papas. Il brano venne scritto nel 1963 ma venne pubblicato solo nel 1965 per volontà di Lou Adler, il proprietario della famosissima Dunhill Records.

Inizialmente sembrò che la scommessa di Lou fosse stata un flop clamoroso dato che per quasi un anno ” California Dreamin’ ” venne ignorato dal pubblico e dalle radio nazionali. La svolta avvenne nel 1966 quando una radio (di Boston) a diffusione nazionale decise di mandarla in programmazione aprendole così la strada per il grande pubblico. La scelta venne premiata mandando il brano in top charts per 17 settimane e rendendolo un vero e proprio successo immortale. La melodia del brano e le atmosfere sognanti ed evocative di viaggi e di libertà hanno fatto si che “California Dreamin’ ” venisse scelta come colonna sonora di una infinità di film, telefilm e cartoni animati. Un altro motivo di grande successo fu la semplice presenza di Michelle Gilliam Phillips, vocalist e moglie di John Phillips, la quale divenne in pochissimo tempo una vera e propria icona di bellezza degli anni ’60 e se non mi credete vi invito a leggere la sezione Biografia o a guardare il video.
La scelta didattica fatta nel proporvi questo brano è per mostrarvi la semplicità e la melodica naturalezza che contraddistingue “California Dreamin’ ” qualità che l’hanno resa una delle canzoni più coverizzate in altre lingue a cominciare dalla versione italianissima dei Dik Dik (Sognando la California scritta da Mogol nel 1966).
Inserirò, per rendere ancora più fruibile la lezione, anche i testi ed il video della versione italiana.
La videolezione anche se non di ottima qualità video è comunque di ottima qualità didattica. Semplice, chiara ed esaustiva permetterà a chiunque di padroneggiare il brano in pochissimo tempo.
Buon Lavoro
Come As You Are – Nirvana
Cari Studenti
Nelle scorse settimane ho ricevuto molte richieste di lezione sui “signori del grunge” e per quanto il mio gusto personale vada in altre direzioni accondiscendo volentieri alle vostre proposte, e devo riconoscere che gusto personale e valore artistico non sempre vanno di pari passo ed i Nirvana sono, indiscutibilmente, da indicare come uno dei gruppi più importanti nella storia della musica moderna per la profonda influenza che hanno instillato nelle generazioni di musicisti che, dagli anni ’90 in poi, hanno calcato le scene.

Il brano che ho scelto è “ Come As You Are ” secondo estratto dell’ album Nevermind del 1991, album che ha decretato il successo mondiale della band Statunitense con il brano “Smells Like Teen Spirits”. Nel kit per la stampa di Kurt Cobain disse che “Come as You Are” è “una canzone d’amore vecchio stile che viene giù in un’armonia di tre parti” (testi tratti da “Just an Old-Fashioned Love Song” di Paul Williams). Il verso principale della canzone è “And I swear that I don’t have a gun” (“E giuro di non avere una pistola”), con cui Cobain voleva intendere di “non avere nessuno da cui nascondersi”. Lo stesso Cobain, famoso per inserire messaggi più o meno indiretti nei suoi testi, sembra piuttosto voler spingere l’ascoltatore-fan ad interpretare il testo piuttosto che limitarsi a cantarlo passivamente. Dopo la morte dell’autore i media rivolsero l’attenzione a questo verso e ad altri versi delle canzoni di Nevermind in cui si menzionavano armi da fuoco, benché, essendo l’album stato registrato tre anni prima della scomparsa del cantante, l’analogia del verso con la fine del frontman sia stato considerato una mera coincidenza. Ovviamente un intero ed enorme capitolo andrebbe aperto su Kurt Cobain, sulla sua figura carismatica, sul suo pensiero filosofico e sulla sua tragica fine, ma il nostro scopo didattico è quello di insegnarvi una parte di chitarra e di darvi alcune informazioni sul brano mentre per il resto vi lascio al giornalismo “impegnato”.
Il brano, chitarristicamente parlando, è molto semplice e rappresenta un ottimo veicolo didattico per i principianti che potranno esercitarsi in un intro facile ed orecchiabile seguito da una parte in “strumming” senza particolari problematiche. La videolezione, in fullHD, è semplice ed è tenuta da una delle mie insegnanti preferite Jen Trani.
Buon lavoro
In a Gadda Da Vida – Iron Butterfly
Cari Amici
Ancora una volta andiamo ad esaminare uno dei grandi classici del Rock anni ’60. “In a Gadda Da Vida” degli Iron Butterfly è uno dei brani più conosciuti ed amati di tutti i tempi ed il suo Riff ossessivo, orecchiabile e riconoscibilissimo è senza ombra di dubbio alla base del successo del brano e della stessa band.

Erik Brann, chitarrista e compositore degli Iron Butterfly è la mente che, a soli 17 anni, ha ideato il Riff mentre l’ organista Doug Ingle è responsabile della struttura del brano e del testo. Ascoltando In a Gadda Da Vida se ne trae una prima impressione di semplicità e ripetitività per via del ripetersi incessante del riff e del testo anch’ esso ripetuto incessantemente e composto di 2 sole strofe.
Il brano originale contenuto nell’ omonimo album dura ben 17 minuti ed ascoltandolo con attenzione si nota che la ripetitività del brano nasconde una struttura musicale che verrà usata in seguito con grande successo da molti artisti, infatti il Riff viene anche utilizzato come base per gli assolo di organo di chitarra che, in seguito, si dissolvono per dare spazio ad un “drum solo” (uno dei primi ad essere registrati nell’ambito musica rock) dalle atmosfere tribali. Dopodiché vi è un assolo polifonico di organo. Infine ci sono degli interludi in tempo tagliato e una reprise con la parte cantata. questa struttura permette agli artisti della band di cimentarsi nel loro strumento su una base fissa e ripetuta.
La valenza di In a Gadda Da Vida dal punto di vista didattico è multiforme infatti esercitarsi sul riff è un ottimo esercizio per la mano sinistra ed un chitarrista di livello base può imparare velocemente il riff con grande soddisfazione mentre la struttura del brano è un ottima base per uno studente avanzato come esercizio per i Solo.
La videolezione proposta è di primissima qualità con multiple inquadrature percui non mi rimane che augurarvi
Buono studio e buon divertimento
Whatever You Want – Status Quo
Cari studenti
Il brano di oggi è l’ ennesimo classico del rock anni ’70, anche se con una piccola peculiarità che lo distingue dagli altri classici visto che è il brano rock più “ballato”. Questa peculiarità può suonar strana alle orecchie dei più ma la motivazione è, storicamente e socialmente, di facile comprensione. Parliamo infatti di “Whatever You Want” dei britannici Status Quo, brano che vede la luce nel 1979 uno degli anni di maggiore influenza della DiscoMusic, influenza che contamina non solo i nostri Status Quo ma anche mostri sacri del rock come i Queen, i Pink Floyd ed i Kiss ed arriva a contaminare anche un genere come il Punk.

Da qui parte il percorso compositivo di Rick Parfitt (chitarra) e soci che cercano un riff rock, distorto, orecchiabile e di alto impatto ritmico; inutile dire che ci riescono alla grande con ”Whatever You Want” che sbanca le classifiche mondiali ed imperversa nelle discoteche. Tra i brani simbolo della rock music di ogni tempo, Whatever You Want si rivela un pezzo semplice ed essenziale ma nel contempo versatile e di elevato valore compositivo. È soprattutto l’attacco in crescendo ad attirare il compiacimento della critica e, addirittura, vista la bellezza dei riff di chitarra, molti tra gli addetti ai lavori si spingono a definire l’apertura del singolo come la migliore che sia stata mai composta ed incisa per un pezzo rock. Ovviamente io non mi spingerò a tanto visto che le mie preferenze musicali sono altre però devo comunque (e a testa china) riconoscerne ogni merito. Il merito maggiore che vado a riconoscere al brano è sicuramente la sua valenza didattica vista la varietà compositiva che lo caratterizza. Riffs, Arpeggio, Solo, ed una ritmica devastante sono quello che possiamo trovare in Whatever You Want con in più la grande capacità degli Status Quo di far sembrare semplice un brano che non lo è. Vi invito tutti a studiare il brano perchè ogni parte che lo compone è sicuramente un arricchimento del bagaglio musicale e culturale che ogni chitarrista degno deve avere.
Ovviamente gli Status Quo non sono solo Whatever you want visto che all’ attivo hanno qualcosa come 120 milioni di dischi venduti (!) e vi invito a leggere la sezione Biografia per farvi un’ idea di quel che vuol dire essere una band storica e di grandissimo successo.
Veniamo alla videolezione, ho scelto di proporre in apertura un video dello stesso Parfitt il quale esegue proprio a scopo didattico il brano e di seguito un approfondimento sull’ arpeggio di apertura. Potrete concludere l’ apprendimento con l’ausilio delle tablature guardando come base per le posizioni il video di Parfitt.
Buon Lavoro
Wherever You Will Go – The Calling
Cari studenti
Il brano di oggi è “Wherever you will go” dei The Calling, band statunitense che definire “meteorica” sarebbe quasi riduttivo, infatti la loro carriera dura solo 4 anni con 2 soli album all’ attivo e 3 cambi di componenti. La breve durata della band non sminuisce comunque il brano che prendiamo in esame oggi che è comunque giunto in cima alle classifiche di tutto il mondo ed è ancora oggi uno dei brani più gettonati dai “chitarristi da falò” dell emisfero boreale.
Wherever you will go è un’ ottima canzone d’ amore dal gusto malinconico dove possiamo facilmente riconoscere le influenze che hanno caratterizzato lo stile musicale dei The Calling, i quali hanno sempre avuto nei Pearl Jam il loro faro ispiratore. Aaron Kamin chitarrista, compositore e vera mente della band scrisse il testo prendendo a spunto la morte del cugino, sposato per più di 50 anni, ed immedesimandosi nei panni della moglie che ha perduto la figura di riferimento di tutta una vita. Ovviamente le logiche di mercato hanno poi trasformato questo pensiero profondo e struggente in un più banale senso di vuoto dopo un tradimento.
Didatticamente il brano è interessante, per i neofiti, per il cambio di basso nell’ arpeggio iniziale. Un ottimo esercizio sia tecnico che interpretativo e vi consiglio di studiarlo magari cantando per darvi anche un metro di tempo corretto. La Videolezione è della migliore qualità come sempre accade quando scelgo gli amici brasiliani di CifraClub.
Buon Lavoro
Rock and Roll Hoochie Koo – Rick Derringer (Jimmy Wood)
Cari Amici
Oggi non presentiamo solo un brano ma presentiamo anche un nuovo insegnante EGL. E’ infatti attivo da oggi anche James (Jimmy) Wood, esperto chitarrista statunitense dal lungo curricola musicale e dall’ immenso repertorio. Proprio il suo bagaglio culturale è al centro del nostro interesse visto che Jimmy conosce molto bene il repertorio degli anni ’60 e ’70 americano. Quel ventennio è stato sicuramente il più produttivo ed innovativo nella storia della musica moderna, anche se, in Italia, quel grande momento storico-culturale d’ oltreoceano è arrivato solo in maniera parziale e frammentaria. Per molti motivi , tra cui il primario fu che anche in Italia in quegli anni stavamo vivendo un momento magico, sia per il cantautorato che per il rock vero e proprio, alcuni autori sono stati ignorati e sottovalutati. Basti pensare che Rick Derringer (chitarrista, cantante ed autore), di cui oggi studieremo un brano, a soli 17 anni arrivo al secondo posto nella Top Chart americana dietro ad un gruppetto (-ironia-) dal nome buffo che tradotto significa “Scarafaggi” ed un brano ignoto dal titolo “YESTERDAY”. Le ovvie premesse per esportare nel nostro paese il genio di questo ragazzino c’erano tutte ma inspiegabilmente venne quasi completamente ignorato dalla critica e dal pubblico.
Il brano che andremo a studiare oggi è la famosissima “Rock and Roll Hoochie Koo” che Rick Derringer registrò assieme a Johny Winter nel 1970 e ripropose poi in versione solistica nel 1973.
Rock and Roll Hoochie Koo ebbe un buon successo di pubblico ma lo andiamo a studiare per la sua struttura molto interessante e per la sua estrema musicalità che coniuga in maniera molto vivace le prerogative del Rock and Roll tipiche di Rick e la vena blues di Winter.
Veniamo alla Videolezione dove troviamo l’unica piccola nota dolente di avere un insegnante statunitense ed è la lingua dato che tutto il parlato del video è chiaramente in inglese, come per tutte le altre lezioni, la lingua non è un vero impedimento percui se non capite il parlato guardate le mani di Jimmy. Anche per la qualità video non possiamo proporre l’ alta definizione come facciamo di solito nelle produzioni EGL, il video è comunque di qualità e la mancanza dell HD non limiterà certo la vostra voglia di imparare un pezzo di peso come quello proposto.
Buon Lavoro
Black or White – Michael Jackson
Cari Studenti
Dopo una breve pausa riprendiamo le nostre lezioni proponendovi un capolavoro del “re del pop” Michael Jackson. Abbiamo scelto il brano “Black or White” non perchè ritenuto superiore ad altri ma per le sue caratteristiche musicali che lo rendono un piatto succulento per chi suona la chitarra. Per quanto io non ami in particolar modo Michael Jackson e la sua musica devo comunque riconoscerne la grandezza e l’importanza e mi sembrava doveroso non trascurarlo nelle nostre lezioni.
Il brano “Black or White” è una commistione di Pop, Hard Rock e Rap ed esce dagli schemi in cui generalmente si incastra il genio di Michael Jackson, L’intro di chitarra semplicissimo e melodioso è stato affidato a Slash dei Guns, chitarrista che abbiamo analizzato ed apprezzato a fondo nelle lezioni precedenti, sarà un vero divertimento da imparare e da proporre ad un pubblico grazie anche alla notorietà che lo accompagna e che lo rende tra i più noti al grande pubblico.
Molto(troppo) si è scritto e detto sulla figura di Michael Jackson e personalmente non mi sento in grado, ne voglio, aggiungere nulla che non sia relativo a questo specifico brano troverete però moltissime informazioni biografiche nell’ apposita sezione.
Visto l’immane successo che seguiva ogni brano del “re del pop” sembrerebbe quasi inutile dire che dopo poco tempo dalla sua pubblicazione (1991) il singolo vendette oltre 1 milione di copie, aggiornato ad oggi ha superato i 5 milioni ricevendo la certificazione di platino negli Stati Uniti. Inoltre raggiunse la prima posizione in una ventina di nazioni tra cui: Stati Uniti,Regno Unito, Francia, Italia, Australia, Norvegia, Svizzera, Belgio, Canada, Irlanda, Spagna, Svizzera, Nuova Zelanda e sulla classifica europea. Negli Stati Uniti rimase al vertice per 7 settimane consecutive, in Italia per 8 settimane e sulla European chart per 10 settimane; Black or White fu il singolo trainante dell’album Dangerous (che per volere di Jackson doveva inizialmente intitolarsi appunto Black or White come il singolo ma successivamente scartò l’idea e confermò Dangerous) ed è tutt’oggi molto amato, il testo della canzone denuncia il problema del razzismo com’è palese negli ultimi 4 minuti del videoclip.
E’ proprio sul videoclip che vorrei invece spendere qualche parola. Diretto da John Landis (stesso regista del video Thriller di Michael Jackson del 1984), il video ha inizio sotto i riff di chitarra che prorompono dallo stereo di un giovane fan (Macaulay Culkin) che deve fronteggiarsi con il padre (George Wendt) sdegnato da quel baccano. Il figlio trova modo di rispondergli collegando la propria chitarra ad uno stereo che mette a palla. Cosicché, al primo accordo eseguito, il padre vola letteralmente via dal soffitto piombando in undeserto africano. Qui spunta Michael Jackson intento a ballare accompagnato dagli abitanti locali. Nelle sequenze che seguono si possono osservare danzatrici indonesiane, indiani d’ America in una sorta di scenario western, le danze dei cosacchi, e un’odalisca. Un video, quindi, dove appare evidente l’intento di predicare uguaglianza tra le etnie e unificare i popoli. Negli ultimi 4 minuti la rabbia e la frustrazione di Michael Jackson scaturita dal problema del razzismo, fa da protagonista. Lo si può infatti veder danzare mentre distrugge una macchina e delle vetrate su cui sono presenti simboli e scritte razziste. La chiusura del video è affida alla scritta Prejudice is Ignorance, che compendia il significato radicale del testo e del video.
Come spesso accade in questo mondo razzista e bigotto il video venne travisato e gli fu attribuito di nascondere un messaggio che spingeva alla rivolta ed alla devastazione e di conseguenza i 4 minuti finali del video furono censurati. Fu criticato ed additato come immorale anche uno dei passi più famosi dell’ ex Jackson Five il quale fa scivolare le dita sul basso ventre mimando un atto sessuale.
La videolezione proposta non ha la migliore delle definizioni video, in compenso però propone a schermo anche tutte le posizioni degli accordi.
Buon Lavoro
Losing my Religion – R.E.M.
Cari Studenti
Spesso mi è capitato, in queste pagine, di dover annunciare la prematura dipartita di un artista ma ancora non mi era mai successo di dover scrivere un articolo sulla “dipartita” di una band; è un avvenimento comune e quasi mai definitivo eppure è la mia prima volta. Ieri con un laconico comunicato Il frontman Michael Stipe ha annunciato: “Grazie a chi si è sentito toccato dalla nostra musica per 31 anni, ma tutte le cose hanno fine”. A fan e amici: “come R.E.M. e come amici di una vita e cospiratori, abbiamo deciso di mettere fine ai R.E.M. Ce ne andiamo con una grande senso di gratitudine, di definitività e di stupore per i risultati raggiunti. A tutti quelli che si sono sentiti toccati dalla nostra musica, il nostro più sentito ringraziamento per averci ascoltato”. R.E.M.

Ho deciso di rendere omaggio ai R.E.M. nel solo modo che conosco cioè pubblicando la lezione su uno dei loro brani di maggior successo “Losing my Religion”, pezzo che racchiude in poche note tutto il loro impareggiabile groove post-punk e considerato da tutti il loro maggior successo con ben 15 milioni di dischi venduti.
Il video, diretto da Tarsem Singh, comprende immagini di varie religioni e soprattutto di San Sebastiano e fu nominato “Video dell’anno” agli MTV Video Music Awards del 1991 anche se Il testo di “Losing my religion” non ha connotazioni religiose ma deriva da un’espressione usata nella zona meridionale degli Stati Uniti che significa “perdere la ragione” o anche “perdere la pazienza”.
Negli anni 80 la band statunitense si è imposta al mondo discografico da una posizione scomoda e di inferiorità quella di “indipendenti” vincendo tutti i riconoscimenti possibili e poi scalando la classifica billboard aprendo in questo modo la strada a tantissimi altri gruppi “Indie” e cambiando di fatto un sistema nepotistico, quello delle major, che non premiava i migliori ne i più amati dal pubblico.
La videolezione che proponiamo è la trasposizione su chitarra della partitura per mandolino scritta da Peter Lawrence Buck chitarrista della band e manca degli abbellimenti tipici del brano che sono comunque facilmente ricavabili sia ad orecchio che tramite le Tabs proposte. La lezione è comunque molto gradevole da seguire e semplice da imparare.
Little Wing – The Jimi Hendrix Experience
Cari studenti,
E’ con un misto di reverenziale timore che vi propongo il brano di oggi, non solo per l’ovvia associazione Hendrix-Dio ma anche per le insidie interpretative che il brano “Little Wing” presenta.

“Little Wing”,scritta da Jimi Hendrix nel 1967 e pubblicata nell’ album della The Jimi Hendrix Experience “Axis: Bold As Love”, è uno dei brani più amati dai milioni (miliardi?) di fan del grande artista di Seattle e rappresenta in poco più di 3 minuti le grandi doti di Hendrix. L’album “Axis: Bold as Love” fu la naturale progressione di “Are You Experienced?”, ugualmente pervaso dalla fortissima vena acida e sperimentale del suo predecessore, ma caratterizzato da sonorità meno aspre e più proiettate verso funk, blues ed R&B. Con Bold As Love Hendrix proseguirà nella sua ricerca sonora anche nel senso delle variazioni sui due canali di uscita stereo, inoltrandosi ulteriormente verso risultati sonori assolutamente innovativi: il disco fu inoltre interamente registrato con l’accordatura della chitarra diminuita di mezzo tono, espediente destinato a diventare standard nella produzione del chitarrista.
Il disco è inoltre da ricordare per i travagli che lo accompagnarono nelle fasi immediatamente precedenti alla sua uscita.
Avvenne infatti che Hendrix dimenticò il master tape già missato del lato A del disco sul sedile posteriore di un taxi senza riuscire in alcun modo a recuperarlo. Il fatto costituiva un serio problema poiché i masters originali avrebbero dovuto essere consegnati a breve per la stampa dell’LP: tutto il lato A del lavoro dovette quindi essere rimissato dai multitraccia basali in un’unica notte di lavoro, con disappunto di Hendrix e del suo storico tecnico Eddie Kramer che in seguito sosterranno di non essere interamente soddisfatti del risultato.
Ulteriori noie provennero dall’artwork della copertina: a causa di un banale malinteso, la richiesta di Hendrix affinché il tema richiamasse le sue origini indiane – riferendosi alle tribù di pellerossa nativi del Nordamerica – venne completamente equivocata dallo studio grafico britannico che se ne occupò ed il risultato fu una copertina in cui Hendrix, Redding e Mitchell vestono i panni delle divinità induiste Durga e Vishnu.
L’album si rivelò comunque un successo, facendo aumentare considerevolmente le richieste di esibizioni dal vivo del gruppo e portando la Experience a suonare di fronte a platee sempre più ampie. La conclusione del tour non fu comunque felice: mentre il gruppo si trovava in Scandinavia per alcune date, la notte del 4 gennaio 1968 Hendrix venne tratto in arresto a Stoccolma dopo aver devastato una stanza d’albergo in preda ai fumi dell’alcool.
Il brano è stato inserito al 357° (?!?!?!?) posto della classifica di Rolling Stones delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi e come al solito mi trovo in totale disaccordo con la blasonata rivista e credo che la lista interminabile di band famose che ne hanno pubblicato una cover sia l’ennesimo esempio della superficialità con cui è stata composta quella classifica.
Didatticamente il brano è riservato a chitarristi non propriamente alle prime armi dato che Hendrix dimostra una padronanza dello strumento da far impallidire chiunque, ovviamente l’esercizio ci permetterà di padroneggiare il brano in un tempo relativamente breve grazie alle spiegazioni dell’ insegnante Justin Sandercoe che come al solito è preciso e chiaro nelle spiegazioni.
Bisogna inoltre spendere un paio di parole su un’ altra considerazione didattica. Il brano si basa fortemente sull’ uso di accordi e scale di accordo percui durante il brano vi troverete ad eseguire degli accordi seguiti dalle relative scale (maggiori, minori, pentatoniche) il tutto gestito con gusto dal genio di Jimi Hendrix. Questo brano vi permetterà di esercitarvi (divertendovi) nell’ applicazione delle scale relative sia agli accordi che alle tonalità e vi assicuro che è una peculiarità impagabile.
Buon Divertimento
Dust in the Wind – Kansas
Cari Amici
Bentornati per una nuova lezione di chitarra. Oggi proponiamo l’esecuzione di un brano per sola chitarra e voce. “Dust in the Wind” dei Kansas è il brano scelto per la lezione ed è un brano semplice che però nasconde grandi potenzialità didattiche.
Dust in the wind è un brano famosissimo che ha visto la luce nel lontano 1977 e che ha prima legato la propria fortuna al mercato discografico vendendo più di un milione di copie e raggiungendo la topten americana e poi legandosi indissolubilmente all’ immaginario collettivo comparendo come colonna sonora in decine di film e di pubblicità televisive. Negli anni molte band famose hanno proposto una cover di Dust in the wind, basti pensare alla versione degli Skorpions o a quelle di Guns ‘n Roses, Linkin Park, Eagles e tantissimi altri.
Inizialmente parlo (erroneamente ma coscientemente) di un brano per chitarra e voce, anche se i Kansas l’ hanno pensata e proposta con 2 chitarre ed una memorabile parte per violino e viola, per un motivo specifico che vi spiego sinteticamente. Negli Stati Uniti (e non solo) questo brano è diventato un classicone da spiaggia eseguito con solo chitarra e voce e così vorrei che lo interpretaste anche voi, senza base ed accompagnandovi con la voce.
Ovviamente, Dust in the Wind, è un ottimo brano didattico per principianti che propone un arpeggio su una sequenza di 2 sole note che variano nelle loro forme (seconde, quarte, settime e none) e grazie ad esse ci si impratichisce molto nell ‘uso della tecnica di Pivoting (cambio di accordo con un dito perno).
Il video didattico proposto è chiaro, ben girato e con l’ausilio a schermo delle posizioni degli accordi, percui imparare il brano sarà un vero gioco da ragazzi
Buon Lavoro



