Seleziona una pagina

Un’alterazione è un simbolo che, posto prima di una nota sul pentagramma, ne modifica l’altezza.

Si dividono in alterazioni ascendenti e discendenti:

  • delle alterazioni ascendenti fanno parte il diesis (\sharp) e il doppio diesis (\sharp\sharp, o più correttamente ×) che sono rispettivamente utilizzati per contrassegnare un innalzamento di 1 o 2 semitoni cromatici rispetto al suono naturale;
  • delle alterazioni discendenti fanno parte il bemolle (\flat) e il doppio bemolle (\flat\flat) che sono rispettivamente utilizzati per contrassegnare un abbassamento di 1 o 2 semitoni cromatici rispetto al suono naturale;
  • il bequadro (\natural), a volte anche doppio (\natural\natural), è un’alterazione utilizzata per annullare l’effetto di quelle precedenti.

Le alterazioni sono divisibili in altre due categorie, a seconda della durata del loro effetto:

  • Alterazioni costanti: vengono poste subito dopo la chiave; il loro effetto perdura per tutto il brano, salvo nuova indicazione (cambiamento di tonalità) ed è valido per ogni ottava. Il loro numero permette di stabilire la tonalità del brano.
  • Alterazioni transitorie o momentanee: vengono poste prima della nota. Il loro effetto ha validità dal punto in cui vengono poste fino alla fine della battuta per tutte le note di uguale altezza, se non compare un bequadro prima. L’alterazione si prolunga oltre la battuta, se l’ultima nota della battuta viene alterata e legata (con una legatura di valore) alla prima nota (della stessa altezza) della battuta successiva, ma decade immediatamente dopo la prima nota.

Le alterazioni di precauzione o di cortesia vengono scritte generalmente tra parentesi: non hanno effetto reale, ma servono a ricordare all’esecutore la giusta altezza della nota nei casi ambigui o difficili. Sono utili in caso di frequenti cambi tra nota alterata e naturale, in prossimità di cambi di tonalità, in situazioni armoniche ambigue o complesse, in caso di notevole distanza tra la prima nota alterata e la successiva all’interno della stessa battuta.

Nella notazione contemporanea, dove spesso le stanghette di battuta non esistono o hanno un significato diverso da quello tradizionale, l’alterazione momentanea si riferisce in linea di massima solo alla nota immediatamente successiva o al gruppo di note uguali ribattute. Si usa inoltre annotare le altezze microtonali (quarti e sesti di tono, note calanti o crescenti) con segni derivati graficamente da quelli tradizionali (come ad esempio il monesis o il triesis) o applicando ai segni tradizionali delle frecce rivolte verso l’alto o verso il basso, ad indicare la direzione dello spostamento microtonale. La legenda in questi casi (assieme all’intuito) è uno strumento molto utile per la decifrazione di questi segni.

Diesis

Nella notazione musicale, diesis è il simbolo che indica che la nota a cui si riferisce va alzata di un semitono, ed il suo simbolo è Sharp.svg.
Il termine italiano deriva dal greco dìesis che significa intervallo. In altre lingue ci si riferisce a questo segno con termini analoghi a “croce” o “nota sostenuta, spinta verso l’alto”.

Esiste anche il doppio diesis (Sharp.svgSharp.svg, oppure DoubleSharp.svg) che indica un incremento di frequenza della nota pari ad un tono.

  • I diesis possono essere scritti immediatamente dopo la chiave musicale, secondo un ordine prestabilito (fa, do, sol, re, la). In questo caso si chiamano alterazioni fisse (o in chiave) e valgono per tutte le note con quel nome per l’intera durata del brano (escluse le note con bequadro, un simbolo che rimuove l’alterazione, facendo quindi tornare naturale la nota). Il numero dei diesis in chiave determina la tonalità del brano: da nessuna alterazione (do maggiore) a sette (do diesis maggiore). Occorre un’analisi più attenta del brano per determinare se esso è scritto in modo maggiore o nel relativo minore.

Per determinare la tonalità di un brano con diesis in chiave si deve tenere presente che l’ultimo diesis annotato è la sensibile del brano. Occorre quindi salire di mezzo tono per trovare la tonica. Ad esempio: se l’ultimo diesis è sol, bisogna salire di mezzo tono dal sol diesis, arrivando a la: il brano è quindi in la maggiore. Se invece si tratta di un brano in modo minore, la sua tonica si trova, come sempre, una terza minore sotto a quella del relativo tono maggiore (nell’esempio, fa diesis minore).

  • Il diesis posto immediatamente a sinistra di una nota lungo il brano (alterazione transitoria o momentanea) vale solo per la nota alterata e per tutte quelle della stessa altezza che si trovassero eventualmente oltre il segno, ma prima della fine della battuta.
  • In casi ambigui (cambio continuo tra diesis e naturale, cambio di tonalità, armonie complesse) il diesis può essere indicato tra parentesi, soprattutto per favorire la lettura a prima vista del musicista e risolvere eventuali ambiguità. Si tratta, in questo caso, di alterazione di cortesia.

Nella notazione contemporanea, il diesis può essere adattato al linguaggio microtonale mantenendone la logica ma alterandolo graficamente. Se si aggiunge ad una stanghetta verticale una punta di freccia verso l’alto o verso il basso questo indica una nota rispettivamente crescente o calante. Se le stanghette verticali del simbolo diventano tre si parla di triesis (alza di tre quarti di tono), se diventa una si parla di monesis (alza di un quarto di tono).

Bemolle

Nella notazione musicale, bemolle è il simbolo che indica che la nota a cui si riferisce va abbassata di un semitono, ed il suo simbolo è Flat.svg.

Il termine deriva dalla dicitura “b – molle”. Nella musica antica, la lettera b stava ad indicare il si, che, nel canto gregoriano, era l’unica nota che poteva essere alterata (e diventare si bemolle). Sul significato dell’aggettivo “molle” esistono due ipotesi, ognuna delle quali ha probabilmente la sua parte di verità:

  • nelle partiture antiche, la “b” che indicava il si veniva raffigurata con la pancia arrotondata (“molle”) quando si voleva indicare il si bemolle e con la pancia squadrata (da cui il termine bequadro) in caso contrario
  • l’aggettivo “molle” era associato ad un suono più grave, ovvero a quel suono che, se eseguito da uno strumento a corde, prevede che la corda stessa sia meno tesa (più molle, appunto).

Qualunque sia l’origine di questa radice etimologica, essa è rimasta in tutte le lingue, con la parziale eccezione dell’inglese “flat” (piatto).

Esiste anche il doppio bemolle (Flat.svgFlat.svg) che indica un decremento di frequenza della nota pari ad un tono.

  • I bemolle possono essere scritti immediatamente dopo la chiave musicale, secondo un ordine prestabilito (si, mi, la, re, sol, do, fa), inverso a quello dei diesis. In questo caso si chiamano alterazioni fisse (o in chiave) e valgono per tutte le note con quel nome per l’intera durata del brano (escluse le note con bequadro). Il numero dei bemolle in chiave determina la tonalità del brano: da nessuna alterazione (do maggiore) a sette (do bemolle maggiore). Occorre un’analisi più attenta del brano per determinare se esso è scritto in modo maggiore o nel relativo minore.

Determinare la tonalità di un brano con bemolli in chiave è facile: il penultimo bemolle indica la tonica maggiore del brano. Ad esempio: se l’ultimo bemolle è la, bisogna osservare il penultimo dell’ordine sopra esposto, cioè il mi: il brano è quindi in miFlat.svg. Se invece si tratta di un brano in modo minore, la sua tonica si trova, come sempre, una terza minore sotto a quella del relativo tono maggiore (nell’esempio, do minore). Nel caso di un solo bemolle in chiave, la tonalità è quella di fa maggiore (o re minore), che è da notare non è indicata dall’ultimo bemolle della sequenza, perché se così fosse sarebbe fa bemolle maggiore.

  • Il bemolle posto immediatamente a sinistra di una nota lungo il brano (alterazione transitoria o momentanea) vale solo per la nota alterata e per tutte quelle della stessa altezza che si trovassero eventualmente oltre il segno ma prima della fine della battuta.
  • In casi ambigui (cambio continuo tra bemolle e naturale, cambio di tonalità, armonie complesse) il bemolle può essere indicato tra parentesi, soprattutto per favorire la lettura a prima vista del musicista e risolvere eventuali dubbi. Si parla in questo caso di alterazione di cortesia.

Nella notazione contemporanea, il bemolle può essere adattato al linguaggio microtonale mantenendone la logica ma alterandolo graficamente. Si trova sovente l’occhiello annerito del tutto o in parte, oppure punte di freccia rivolte verso l’alto o verso il basso applicate alla stanghetta verticale: queste indicano rispettivamente una nota crescente o calante. La legenda diventa uno strumento di decifrazione indispensabile, in assenza di convenzioni universalmente accettate.

Bequadro

Nella notazione musicale, bequadro è il simbolo che indica l’annullamento dell’effetto di un’alterazione (diesis o bemolle) precedentemente indicata. Viene indicato con \natural.
Il termine deriva dalla lettera B (un tempo indicante il Si) e dall’aggettivo “quadro”, ovvero “duro”, con significato opposto a “B molle”. termini di etimo analogo si usano nelle altre lingue, anche se parole con significato di “naturale” o “segno di cancellazione/di soluzione” si sono affermate in inglese, tedesco e parzialmente anche nelle altre lingue.
L’effetto del bequadro vale sia per alterazioni momentanee all’interno di una singola battuta, sia nei confronti di alterazioni poste in chiave.

Nel caso l’alterazione precedente sia di due semitoni (doppio diesis \sharp\sharp oppure doppio bemolle \flat\flat) e si voglia annullare l’effetto complessivo, viene utilizzato il bequadro semplice \natural o il doppio bequadro \natural\natural: se invece si vuole indicare l’annullamento parziale dell’alterazione, si usano i simboli \sharp\natural e \flat\natural rispettivamente.

Anche il bequadro può essere indicato tra parentesi (alterazione di cortesia) per maggiore comodità e sicurezza dell’esecutore in tutti i casi ambigui.

Come le altre alterazioni, anche il bequadro può essere adattato graficamente al linguaggio microtonale, essenzialmente applicando delle punte di freccia alle linee verticali, indicando con questo una nota naturale crescente (freccia in alto) o calante (freccia in basso). La legenda sarà utile per determinare l’entità di questo intervallo (quarto/sesto di tono o meno).

Playlist della Settimana

Shop Powered By Amazon.it

Iscriviti ad Amazon Prime In cooperazione con Amazon.it

Random guitar rhythm

Count per Day

  • 388232Total reads:
  • 41Reads today:
  • 432Reads last week:
  • 1165Reads per month:
  • 215056Total visitors:
  • 33Visitors per day:
  • 0Visitors currently online:
A add9


Translate

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRomanianRussianSpanish

Electric Guitar Learn

Advanced Training (20)
Band Emergenti (4)
Bass Lesson (50)
Beginners Training (51)
Blues (19)
Country (1)
Download (5)
Eventi e Concerti (5)
Hard Rock (22)
Intermediate Training (63)
Metal (21)
No Category (12)
Pop (13)
Punk (8)
Recensioni (1)
Rock (56)
Rock 'n Roll (6)
Rythm (37)
Scales (2)
Style (2)
Uncategorized (2)

WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

Active Categories

Archivi

SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline